Il terzo episodio di Learning for life – ENAC si racconta è online: “Chi fa funzionare ENAC ogni giorno?”
Cosa significa trasformare un’idea in un progetto concreto? Come si costruisce una rete di partnership europea? Quali sono le sfide dei bandi Erasmus+? E soprattutto, come tutto questo lavoro si traduce in esperienze che cambiano la vita degli studenti e delle studentesse e anche dei docenti?
Nel terzo episodio di ENAC si racconta – Learning for Life entriamo nell’area progettazione e incontriamo Luca Calligaro, Simona Puggioni e Marco Bonis: le tre persone che ogni giorno lavorano per aprire nuove opportunità ai nostri studenti, docenti e sedi.
Luca, responsabile dell’area progettazione in ENAC da oltre dieci anni, guida l’innovazione e i progetti nazionali ed europei insieme a un team affiatato composto da Simona, che gestisce le mobilità Erasmus+ nei settori scuola e formazione, e Marco che si occupa di formazione del personale e coordinamento tra le sedi. Si tratta di tre ruoli complementari che si integrano perfettamente, dando vita a un’attività di progettazione capace di spaziare dall’Europa al territorio nazionale, unendo il mondo della formazione professionale a quello delle scuole.
Insieme formano una squadra, dove ognuno ha il suo ruolo ma tutti condividono lo stesso obiettivo: fare in modo che ENAC possa realizzare la sua missione educativa senza intoppi, garantendo trasparenza, precisione e professionalità.
Come interpretano “Formare alla vita – Learning for life” nel lavoro di tutti i giorni?
“Learning for Life significa alimentare un ecosistema educativo dove l’innovazione e il carisma canossiano si fondono per offrire agli studenti non solo competenze tecniche, ma vere e proprie esperienze di vita capaci di trasformare il loro futuro attraverso un percorso di rinnovamento continuo dei servizi pedagogici.“
ENAC in poche parole: un luogo dove si lavora bene.
“Ho visto il futuro…ed è un futuro molto bello!” Marco Bonis a Singapore
“Ho visto il futuro…ed è un futuro molto bello!” Vorrei iniziare così questo breve articolo sulla mia esperienza di job shadowing a Singapore. Parliamo della città/stato: sette milioni di abitanti, un paese di recente nascita (l’indipendenza dal Regno Unito risale al 1963, il distacco dalla Malesia al 1965), molte etnie e religioni che convivono, pochissima corruzione, debito pubblico inesistente, una politica volta principalmente al benessere della popolazione.
E’ la principale sede della finanza del sud est asiatico e la presenza dei maggiori poli finanziari si avverte negli edifici e nel benessere generale che circonda le aree urbane centrali.I servizi funzionano in maniera impeccabile e il senso civico, così come l’amore per il proprio paese e popolo, viene insegnato fin dalla tenera età.
Le scuole canossiane a Singapore sono molto belle, nuove o rinnovate di recente e “trasudano” i principi di Santa Maddalena e di Santa Bakhita in ogni muro. I bambini amano le canossiane, sono contenti di andare a scuola; è un luogo sicuro dove sentono di poter realizzare loro stessi. In ogni scuola canossiana c’è un museo dedicato alle Sante, viene utilizzato dagli ospiti e dai genitori per capire il senso di affiliazione che tutti, dai portinai al direttore, hanno nei confronti dell’Istituto.
Gli standard qualitativi sono molto alti e orientati alla performance; il curricolo scolastico è un mix tra l’International Baccalaureate e la personalizzazione dell’educazione tanto evocata dalla nostra fondatrice. Questo, talvolta, può creare disagio e una eccessiva responsabilizzazione dell’alunno. Gli studenti sono madrelingua inglese e studiano il cinese e altre due lingue a scelta. I segni dell’identità cattolica e canossiana sono tanti e gli spazi riconducono al benessere dell’alunno: biblioteca, thinking room, il safe place (una stanza dedicata al rilassamento), un pannello dove poter scrivere il proprio pensiero del giorno, un altare per i bambini musulmani, buddisti e induisti. Tutto convive con estrema armonia. Le risorse sono quasi interamente governative e questo facilita alcuni processi; tuttavia gli insegnanti sono soggetti ad un sistema di valutazione piuttosto stringente che va di pari passo con percorsi di formazione customizzati sui bisogni del singolo docente.
I vocational centers (i cfp) sono scuole di frontiera anche là. Gli “abitanti” sono figli di lavoratori immigrati che quando alle 18 devono tornare a casa lo fanno poco volentieri. La realtà a casa è ben peggio di quella scolastica e la scuola è un ambiente che gli ritorna dignità, pace e un pasto completo. Una volta all’anno passano una settimana a scuola: gli insegnano a lavare, stirare, pulire la camera, farsi da mangiare, rispettare le regole. L’ho trovato estremamente istruttivo.
In un cfp, gli studenti imparano a gestire la logistica, il magazzino, un negozio, l’e-commerce. Mi è sembrata un’offerta formativa al passo con le richieste del mercato del lavoro.
Ho avuto il piacere di visitare anche due università, la NIE (National Institute of Education) e la SMU (Singapore Management University). L’aspetto più impressionante è come abbiano ricondotto tutto a numeri, valutazione, KPY, indicatori, feedback. L’approccio scientifico è strabordato nelle scienze umane, nella pedagogia e nella filosofia dell’insegnamento. Forse è un tantino esagerato ma di sicuro si può trarre ispirazione per alcuni processi. Al NIE ho visto un’aula dove i futuri insegnanti vengono osservati da telecamere che analizza la mimica facciale, il linguaggio, il movimento degli occhi, la postura. Il tutto viene ricondotto ad una AI che elabora i risultati e fornisce feedback all’aspirante docente. A detta dei ricercatori gli universitari sono contenti di ricevere questi ritorni perché sono finalizzati al miglioramento della qualità dell’insegnamento stesso.
Di sicuro la figura di insegnante a cui tendono è quella dell’architetto del “sapere”, un facilitatore di opportunità e di risorse che progetto un long life learning, ovvero un apprendimento per tutta la durata della vita. Tutti gli studenti universitari, i ricercatori e il personale educativo sono invitati ad andare all’estero ad apprendere e riportare a Singapore quanto di buono hanno visto.
In conclusione posso asserire di aver visto un pezzetto di futuro e mi è piaciuto, molto!
Ho assaporato con mano la passione per la nostra missione e il motto di Santa Maddalena di Canossa “Chi non arde non incendia”, è ben rappresentato dalle nostre scuole e dai nostri bambini.
Il secondo episodio di Learning for life – ENAC si racconta è online: “Chi fa funzionare ENAC ogni giorno?”
Dietro ogni progetto che prende vita, dietro ogni corso che parte, dietro ogni allievo e allieva che entra nei nostri centri di formazione, c’è un lavoro silenzioso ma fondamentale. Un lavoro fatto di numeri, scadenze, rendicontazioni. Ma soprattutto, un lavoro fatto di cura, attenzione e passione.
Nel secondo episodio di “ENAC si racconta” entriamo nell’ufficio amministrazione e segreteria di ENAC e incontriamo Donatella Varone, Elisa Biasi, Kamal Kaur Deep, Renzo Olivieri e Samuel Barbato.
Donatella lavora in segreteria e si occupa di coordinamento, comunicazioni e rapporti con gli enti regionali e con tutte le scuole canossiane. È in ENAC da diversi anni ed è diventata un punto di riferimento essenziale per tutta la rete come Elisa, Kamal, Renzo e Samuel che formano il cuore dell’area amministrazione. Si occupano di bilanci, buste paga, rendicontazioni, fondi FSE ed europei, gestione della documentazione complessa che permette ai progetti di esistere e svilupparsi.
Insieme formano una squadra, dove ognuno ha il suo ruolo ma tutti condividono lo stesso obiettivo: fare in modo che ENAC possa realizzare la sua missione educativa senza intoppi, garantendo trasparenza, precisione e professionalità.
Come interpretano “Formare alla vita – Learning for life” nel lavoro di tutti i giorni?
“Per noi significa essere consapevoli che ogni numero, ogni documento, ogni scadenza rispettata contribuisce alla crescita dei ragazzi e delle ragazze. Non li vediamo direttamente in aula, ma il nostro lavoro permette che quell’aula esista, che quel progetto si realizzi, che quei formatori possano lavorare serenamente.”
ENAC in poche parole: famiglia, comunità, impegno, crescita, professionalità, cuore.
Casa Betania a Coredo: un luogo per la rete Canossiana
Tra i meleti della Val di Non, una struttura ideale per ritiri, team building e gite scolastiche.
Casa Betania è gestita da una piccola comunità di madri canossiane che accolgono ospiti durante tutto l’anno. Come l’antica Betania, casa degli amici di Gesù, anche questa casa vuole essere luogo di pace, dove vivere un tempo di riposo nell’accoglienza tipica del carisma canossiano.
La presenza canossiana a Coredo ha radici profonde. Il 4 novembre 1919, quattro madri canossiane giunsero per la prima volta nel piccolo paese della Val di Non, in un Trentino appena uscito dalla Grande Guerra e dall’annessione al Regno d’Italia. Grazie all’eredità di Emanuele Sicher, le suore poterono disporre della casa e delle masserizie affinché “si portino a Coredo, si assumano l’istruzione dell’asilo e cerchino di esercitare un influsso morale vantaggioso sulla gioventù femminile“. Dal 192, infatti, aprirono l’asilo infantile e una scuola di lavoro femminile, molto frequentata fino agli anni ’60.
Nel corso degli anni, l’apostolato si è articolato ed espanso: catechesi, gruppi estivi, campi scuola, cura della liturgia, oratorio, servizio agli infermi e agli anziani, accoglienza di gruppi. Un apostolato che, come scritto nel settimanale diocesano “Vita Trentina“, si è rivelato “non appariscente, eppure molto fecondo”.
La struttura è immersa in un paesaggio variegato tra meleti, boschi e panoramiche catene montuose. Il paese di Coredo offre numerose passeggiate nella natura e si trova a breve distanza dall’antichissimoSantuario di San Romedio, uno degli eremi più caratteristici d’Europa.
Casa Betania dispone di spazi versatili che la rendono adatta a diverse esigenze: sale riunioni, spazi per lavori di gruppo, un ampio parco con giardino, cappella. Per le scuole rappresenta una meta interessante per gite scolastiche di uno o più giorni, dove combinare l’aspetto educativo con quello naturalistico attraverso passeggiate nei dintorni, visite al Santuario di San Romedio e progetti didattici che alternano momenti di lavoro suddiviso a momenti comuni. La casa si presta anche come luogo per team building del personale scolastico, ritiri formativi o incontri tra istituti canossiani. La tranquillità del luogo crea le condizioni ideali per momenti di formazione, confronto e condivisione tra colleghi e colleghe. La possibilità di autogestione per permanenze di più giorni favorisce l’autonomia dei gruppi, mentre la presenza della comunità canossiana garantisce un’accoglienza attenta e familiare.
Casa Betania accoglie anche gruppi parrocchiali, associazioni educative, famiglie e singoli, rappresentando un punto di riferimento nella rete canossiana per chi cerca un luogo dove ritrovarsi, formarsi o semplicemente riposare.
Il primo podcast di ENAC Ente Nazionale Canossiano
Learning for life ENAC si racconta
Abbiamo deciso di farvi scoprire tutto quello che è ENAC, attraverso le voci di chi ogni giorno costruisce percorsi di formazione professionale in tutta Italia. Partiremo dalle origini, ascolteremo chi lavora nella progettazione, nella formazione, nell’amministrazione. Conosceremo gli enti regionali che compongono la nostra rete. Parleremo di progetti, di sfide, di giovani che hanno trovato la loro strada. E guarderemo insieme al futuro.
Dodici episodi, uno al mese.
Nel primo episodio incontriamo Giampietro Brunelli, Direttore di ENAC e la persona che per prima ha immaginato e costruito questo progetto.
Con lui torniamo all’inizio: come nasce ENAC e perché? C’è stato un momento particolare, un’intuizione che ha fatto scattare tutto? O c’era una vera e propria necessità educativa a cui rispondere?
Giampietro ci guida attraverso le tappe più importanti di questi anni, ci racconta le sfide affrontate alla guida dell’ente. Ma soprattutto parliamo di valori. “Formare alla vita – learning for life” non è solo uno motto: è il cuore pulsante di tutto ciò che facciamo. Perché il carisma canossiano non è qualcosa di astratto, ma si traduce in gesti, scelte, relazioni.
Gli abbiamo chiesto di descrivere ENAC in tre parole. La sua risposta vi sorprenderà per la sua semplicità e profondità.
E infine guardiamo avanti: Cosa ci aspetta nel futuro prossimo?
Giovedì 11 dicembre 2025 presso la Sala della Lupa della Camera dei Deputati a Roma, abbiamo partecipato al convegno “FONDER, Venti di Cambiamento,” che ha messo in luce il ruolo cruciale della formazione continua nell’evoluzione del mondo del lavoro italiano.
La parola chiave che si ricollega a Fonder è sussidiarietà. Questo principio valorizza un lavoro che parte dal basso e semplifica i processi, applicando anche il principio di giustizia sociale. Fonder non è solo un dovere, ma è una forma concreta di carità e cura della persona , valorizzando la dignità inalienabile del lavoratore.
La formazione continua è vista come un atto di fiducia verso i lavoratori (“Tu vali”). Senza educazione, infatti, sia il lavoro che la democrazia si indeboliscono. L’educazione misura il valore della persona sull’asse della dignità e non dell’efficienza.
Nelle prospettive future, i fondi interprofessionali come Fonder sono attori di governance nelle politiche attive del lavoro. Essi includono le parti sociali e mirano a ridurre il mismatch tra le competenze e le richieste del mercato del lavoro. Le sfide attuali includono la doppia transizione green e digitale e l’inserimento preponderante dell’AI. È necessario un “buon governo dell’AI” che metta la persona prima dell’algoritmo (il “digitale umano”).
Il Presidente di Fonder, Padre Francesco Ciccimarra, ha sottolineato che Fonder è l’unico strumento in Italia per il finanziamento dei religiosi che operano nell’educazione e nel socio-assistenziale. Inoltre, Fonder si è rivelato uno strumento contro la disoccupazione, avendo favorito l’occupazione di 12.000 unità in 20 anni. Due nuovi strumenti sono stati attivati: il Fondo di Previdenza e Sanitas (previdenza sanitaria integrativa), una novità assoluta nell’ordinamento italiano.
In conclusione, la visione per il futuro è chiara: snellire i processi di accesso ai fondi affinché Fonder evolva da mero strumento di erogazione a vero motore di innovazione. Attraverso la certificazione delle competenze e un impegno costante tra memoria e visione, Fonder si riconferma un punto di riferimento essenziale per orientare il mercato del lavoro, mantenendo come priorità assoluta la crescita, professionale e umana, di ogni lavoratore.
Il primo giorno è stato interamente dedicato all’analisi delle strategie comunitarie per la formazione professionale. L’incontro con EfVET ha permesso di entrare nel merito delle sfide che attendono il settore nei prossimi anni, offrendo una visione pragmatica delle priorità da mettere in agenda.
Particolarmente significativo il dialogo con Anna Barbieri della DG EMPL, che ha illustrato le prospettive del Quadro Finanziario Pluriennale e delineato le traiettorie della VET per il periodo 2028-2035. Un appuntamento che ha offerto chiavi di lettura indispensabili per orientare le scelte strategiche degli enti formativi.
La giornata si è chiusa con la Lifelong Learning Platform, dove il confronto si è concentrato su temi di grande attualità: micro-credenziali, percorsi inclusivi e riconoscimento delle competenze acquisite in contesti non formali.
La seconda tappa ha portato il gruppo ad osservare da vicino il funzionamento del sistema VET belga. A Heverlee, dopo l’incontro con le Associazioni delle Scuole Cattoliche delle Fiandre (membro di EfVET), la delegazione ha visitato il Sacred Heart Institute, una scuola con una storia particolare: nata nel 1892 sulla scia della Rerum Novarum, oggi forma 3000 studenti e rappresenta un modello interessante di formazione professionale iniziale che tiene insieme radici storiche e approcci innovativi.
Il pomeriggio è stato dedicato alla formazione per adulti, con la visita all’Opleidingscentrum voor volwassenen – Qrios, un centro specializzato in percorsi VET per discenti adulti che ha mostrato soluzioni organizzative e metodologiche di potenziale interesse per i contesti italiani.
L’ultimo giorno ha assunto una dimensione più operativa e strategica. Presso la sede della Regione Veneto a Bruxelles, si è discusso del ruolo delle rappresentanze regionali come facilitatori di relazioni e partenariati a livello europeo, un elemento cruciale per tradurre le politiche UE in interventi concreti sui territori.
Ampio spazio è stato riservato anche ai network europei del settore sociale, come ENSA (European Network of Social Authorities) ed Elisan, realtà che offrono occasioni concrete di scambio di pratiche e sviluppo progettuale nel campo dell’inclusione attraverso la formazione.
I tre giorni a Bruxelles hanno rappresentato un importante momento per consolidare i contatti e per una lettura più chiara delle dinamiche europee e strumenti concreti per declinare le strategie comunitarie nel lavoro quotidiano.
L’esperienza ha confermato che il futuro della formazione professionale passa dalla capacità di collegare bisogni locali e grandi iniziative europee, specialmente su temi come digitalizzazione, green transition, inclusione e apprendimento permanente.
Un grazie ai partner che hanno reso possibile questa missione: il lavoro di rete è fondamentale per costruire una VET all’altezza delle sfide che ci attendono.
“In tutta la vita non c’è cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi.” Luigi Pintor
Nel mistero del Natale ci è dato di conoscere come Dio si china sull’uomo facendosi bambino. Non ci parla da lontano, non ci guarda dall’alto. Si china, si fa vicino, si rivela piccolo, vulnerabile. Il chinarsi di Dio non è segno di debolezza, ma di amore: è il modo con cui Egli entra nella nostra storia ed è anche il modo con cui noi possiamo entrare nella storia degli altri. Ogni volta che scegliamo di chinare il cuore e la vita per qualcuno, continuiamo quel gesto divino, permettendo a chi ci sta accanto di rialzarsi e di riprendere il cammino con speranza. La Presidente m. Elena Pilasto e tutto lo staff ENAC Nazionale augurano
Il triennio 2022-2024 ha avuto come tema Formare alla vita per Generare il futuro, dopo la pausa rappresentata da Venezia 2021 in cui ci siamo ritrovati per raccontarci ciò che era cambiato dopo il biennio del COVID. Il titolo scelto per il triennio si caratterizza per la presenza di due frasi di senso compiuto e con la stessa struttura invitandoci a considerare le due affermazioni come sinonime: formare alla vita è generare il futuro, o è la condizione per generare il futuro. Dietro questo titolo complesso c’era la constatazione che il futuro non è al momento descrivibile come meta o progetto, ma certamente formare alla vita è una condizione per l’emergere dello stesso.
Nella convinzione che formare alla vita – così com’è – è la nostra chance più realistica per contribuire ad attrezzare le nuove generazioni per gestire (governare, interpretare) il cambiamento, per essere nel cambiamento persone capaci di dare un contributo positivo, senza smarrirsi nella complessità e senza farsi semplicemente trascinare dai trend culturali prevalenti, senza saperli valutare.
Potrebbe sembrare che formare alla vita sia troppo poco rispetto alle competenze richieste dal mercato, ma siamo sicuri che le competenze richieste bastino per costruire futuro? Certo “formare alla vita” potrebbe sembrare troppo generico: visto che tutto sta cambiando non è forse meglio ricorrere ad altre formule più concrete (tipo inglese, impresa, informatica)? Ma cosa dovremmo farci di questo slogan vuoto? Basta, per vivere, essere alfabetizzati sulle tecniche.
Come gli altri quaderni pubblicati da ENAC – L’educatore, i destinatari, i pilastri Soprattutto fate conoscere Gesù – anche questo è uno strumento di lavoro e richiede di essere aperto ed utilizzato all’interno di processi formativi che ne consentano un’appropriazione attiva e critica.