Il sesto episodio di Learning for life – ENAC si racconta è online. Il racconto della Fondazione ENAC Lombardia Cfp Canossa
Il sesto episodio del podcast Learning for Life ci porta nel cuore pulsante di ENAC Lombardia, precisamente nella sede di Bagnolo Mella durante i giorni intensi degli esami finali.
Attraverso le voci della direttrice Elisabetta Valsecchi e delle coordinatrici Michela Martini e Laura Pizzotti, emerge il ritratto di un ente che ha saputo trasformarsi senza mai perdere la propria anima canossiana.
Nata nel 1997, ENAC Lombardia ha vissuto una svolta decisiva nel 2007 con la fusione dei centri CFP Canossa in un unico soggetto regionale. “Una sfida vinta che“, come spiega Elisabetta Valsecchi, “ha permesso di creare economie di scala e raddoppiare le attività, portando l’ente a diventare Impresa Sociale nel febbraio 2026“. Oggi la Fondazione conta sei sedi in Lombardia, offrendo percorsi che spaziano dalla ristorazione alla grafica, fino all’agricoltura e alla logistica.
Progetti come Scuola Impresa permettono ai ragazzi di gestire veri ristoranti didattici o pasticcerie aperte al pubblico, dove imparano a confrontarsi con il mercato reale e persino con la gestione fiscale.
Coltivare connessioni è il mantra: dal legame con le aziende partner, essenziali per le 400 ore annue di alternanza, alle collaborazioni con il territorio per progetti sociali, come la realizzazione di panchine rosse contro la violenza sulle donne. Ma cosa significa davvero essere un centro canossiano oggi?
La risposta è racchiusa anche nelle parole di Lucia, una studentessa di Bagnolo Mella prossima alla qualifica. Nel suo tema finale, Lucia racconta di come la scuola l’abbia trasformata da ragazza fragile e piena di ansia sociale in una giovane donna consapevole. È questo “formare alla vita” il vero obiettivo di ENAC: uno sguardo che non vede solo competenze tecniche, ma persone da accogliere in una famiglia.
Il futuro di ENAC Lombardia parla di digitalizzazione e nuove sfide normative, come la sperimentazione dei percorsi 4+2. Tuttavia, i pilastri rimarranno gli stessi: inclusione, sostenibilità e qualità, con l’obiettivo di trasformare ogni fragilità nella più grande forza dei suoi allievi.
Elisa, di ENAC Ente Nazionale Canossiano, è recentemente tornata da Puerto de la Cruz, a Tenerife, dove ha partecipato al corso “Stress and Conflict Management: The Way to Resilience and Satisfaction”, organizzato da Erasmus Learning Academy (ELA).
Il corso ha affrontato un tema sempre più centrale nel mondo della formazione professionale: le principali fonti di stress nel contesto lavorativo e le strategie per gestirle. Attraverso attività di team building, i partecipanti hanno analizzato le diverse fonti di stress, esplorando strategie cognitive e comportamentali per affrontarlo. Non sono mancate tecniche pratiche di conflict management e sessioni dedicate al rilassamento e alla visualizzazione, strumenti concreti da portare nella quotidianità lavorativa.
Un’occasione di formazione internazionale per acquisire metodi nuovi e applicabili, condividendo esperienze e buone pratiche con colleghi provenienti da diversi paesi europei. Il confronto con realtà formative diverse rappresenta sempre un valore aggiunto: permette di portare a casa non solo competenze tecniche, ma anche punti di vista nuovi su come affrontare le sfide quotidiane nel lavoro con studenti e colleghi.
Investire nel benessere e nelle competenze relazionali di chi lavora ogni giorno nella formazione professionale significa investire, in modo indiretto, anche nella qualità dell’accompagnamento offerto a studentesse e studenti.
Il seminario di quest’anno è la prima del nuovo percorso triennale di Venezia
Leggere Scrivere e far di Conto hanno sempre accompagnato la crescita e l’affermarsi delle grandi civiltà. Per molti secoli sono servite per svolgere un ruolo di potere e di controllo sulle società da parte delle élite politiche militari e religiose dove la povertà era ritenuta uno status irreversibile e l’educazione dei poveri una “cosa di poco conto”.
Quando Santa Maddalena di Canossa istituisce le Scuole di Carità l’educazione era riservata ai pochi che se la potevano permettere e non esisteva ancora la scuola pubblica di oggi. Il genio di Maddalena consiste nell’aver intuito che Leggere Scrivere e far di Conto poteva costituire per delle ragazze povere l’unica possibilità per rimuovere una delle cause più profonde della povertà, l’ignoranza.
A distanza di più di duecento anni la domanda che sottende questo nuovo triennio veneziano è molto semplice: cosa significa oggi Leggere Scrivere e far di Conto facendo riferimento alle eterne necessità umane: senso, relazione, riconoscimento, possibilità di agire nel mondo e di poterlo cambiare? Ciò che è mutato è certamente la configurazione degli strumenti cognitivi, dei contesti sociali e delle condizioni materiali entro le quali le nuove generazioni si formano. É in questo contesto dominato dalla fragilità degli adolescenti (e degli adulti), dall’incertezza del futuro e da trasformazioni epocali che si inserisce una nuova rivoluzione epistemologica: il passaggio dalla conoscenza alla capacità di apprendere. In base a questo presupposto leggere, scrivere e far di conto cambiano radicalmente di significato in una visione che rinnova il pensiero originario di Maddalena.
Il sapere, inteso come insieme illimitato di conoscenze, perde sempre di più il suo ruolo e cede il passo ad una agilità cognitiva capace di renderci disponibili a rimettere in discussione le nostre certezze e a muoversi tra saperi eterogenei. In base a questo presupposto leggere, scrivere e far di conto cambiano radicalmente di significato in una visione che rinnova il pensiero originario di Maddalena e si rivela in grado di orientare un modo nuovo di fare scuola per affrontare quell’ emergenza educativa che non è solo una questione di ristrettezze economiche e bisogni, ma di diritti e libertà.
Questo seminario ci vede perciò coinvolti nell’approcciare il significato nell’oggi del LEGGERE in un percorso che si articolerà tra approfondimenti sociologici, pedagogici e laboratoriali volti a sviluppare un pensiero critico e creativo e a formare coscienze autonome e libere.
Le relatrici e i relatori di quest’anno:
Elena Mosa Ricercatrice in ambito educativo, si occupa di innovazione scolastica e di metodologie didattiche attive in relazione alla configurazione dell’ambiente di apprendimento.
Marianella Pirzio Biroli Sclavi Etnografa, attivista e scrittrice italiana. Ha insegnato etnografia urbana, arte di ascoltare e gestione creativa dei conflitti al Politecnico di Milano, e collabora da anni a progetti di risanamento dei quartieri in crisi.
Massimo Chiriatti Chief Technical & Innovation Officer di Lenovo. Tecnologo e dirigente informatico, collabora con università e consorzi per eventi di formazione sull’economia digitale. È esperto di innovazione e futuro del lavoro. È autore di “Incoscienza artificiale”.
Pierpaolo Triani Professore ordinario di Pedagogia presso l’Università Cattolica, dove coordina Scienze della formazione primaria e dirige il Centro studi per l’Educazione alla legalità. La sua attività di ricerca e le sue numerose pubblicazioni si concentrano su metodi educativi, disagio e dispersione scolastica, infanzia e adolescenza. Vanta un’importante esperienza istituzionale, avendo collaborato con l’Osservatorio Nazionale dell’Infanzia e il Rapporto Giovani.
Silvia Panzavolta Psicologa-psicoterapeuta e mediatrice linguistica, fa parte di Indire dal 1998, dove attualmente si occupa di innovazione didattica, educativa e organizzativa. È referente scientifica del progetto “Making Learning and Thinking Visible in Italian Secondary Schools” (MLTV), nato dalla collaborazione strategica tra la Graduate School of Education di Harvard e Indire. Coordina inoltre le iniziative sulla didattica laboratoriale e collabora attivamente alle reti nazionali ed europee di Avanguardie educative e Scientix.
Il quinto episodio di Learning for life – ENAC si racconta è online. Il racconto della Fondazione ENAC EMILIA ROMAGNA ETS
Nel quinto episodio di ENAC si racconta – Learning for Life incontriamo Fiammetta Antozzi, direttrice generale di Fondazione ENAC Emilia Romagna, per un viaggio nella storia e nell’identità di un ente che dal 1997 costruisce ponti tra formazione e vita.
La storia di ENAC Emilia Romagna nasce nella storica sede delle Canossiane di Fidenza, in via Milani 18, dove dal 1912 sono passate lavoranti, orfane che imparavano a cucire, maestre diplomate alle magistrali, fino ad arrivare ai licei. Fiammetta racconta: “Io lavoro qui dal 1995, quando la scuola superiore mi chiamò per delle supplenze di lingua. Lì conobbi madre Luisa Merlin, che è stata la nostra Presidente da sempre e ancora oggi lo è.“
Nel 1997 nasce ufficialmente l’associazione ENAC Emilia Romagna, quasi trent’anni che l’anno prossimo saranno celebrati. Un percorso iniziato con i corsi post-diploma, in collaborazione con AECA, per offrire alle ragazze del linguistico una certificazione professionale aggiuntiva. Oggi conta due sedi a Fidenza: la sede storica di via Milani, dedicata agli adulti e ai servizi amministrativi, e la sede di via Gobetti, inaugurata l’8 febbraio 2010 (giorno di Santa Bakhita, “una casualità vissuta come evidente provvidenza“), dedicata ai giovani e alla IeFP.
I numeri del 2025 parlano chiaro: 1285 persone servite, di cui 165 giovani nell’IeFP e oltre 1000 negli altri servizi; 89 operatori, di cui il 70-80% sono docenti e formatori provenienti dal mondo del lavoro; 300-350 aziende partner all’anno, con un 30% sempre nuove. I percorsi offerti spaziano dai bienni IeFP (profili estetica e benessere, amministrativo-segretariale) ai quarti anni, agli IFTS, fino ai servizi per il lavoro.
Guardando avanti, Fiammetta identifica due parole chiave che sembrano un ossimoro ma che convivono perfettamente: stabilità e innovazione.
“[…] Prima da noi ci sono ragazzi e ragazze, uomini e donne, poi persone da formare e far diventare professionisti,” sottolinea Fiammetta. “Gli ultimi devono sempre essere i primi. Più hai bisogno, più il mio cuore si deve fare grande, il mio tempo si deve allargare, la mia speranza non deve vacillare.”
Avere a cuore le persone e le loro storie, fare il bene e farlo bene con competenza vera e onestà intellettuale, e farlo con purezza di cuore, apertura e quella mission canossiana che permea ogni azione.
Il 30 aprile è mancata la nostra collega Giulia Croda, dopo un lungo e coraggioso percorso di malattia affrontato con una forza e una dignità che hanno lasciato un segno profondo in tutti noi.
Giulia ha lavorato presso la sede di Feltre di ENAC Veneto per oltre dodici anni, affermandosi come un punto di riferimento nei progetti dell’area sociale. Ha collaborato per qualche mese anche nella sede di Treviso e si è sempre relazionata – e fatta ben voler bene – sia all’interno dell’Istituto Canossiano di Feltre, sia tra i colleghi di Schio e Verona. Con competenza e dedizione, ha collaborato quotidianamente con enti pubblici, assistenti sociali e servizi specialistici, contribuendo alla costruzione di percorsi rivolti alle persone più fragili e a chi si trova in condizioni di svantaggio o difficoltà di inserimento lavorativo. Allo stesso tempo, ha portato avanti con la medesima cura e attenzione anche iniziative dedicate ai genitori e agli educatori della fascia 0-3.
Ma il suo valore andava ben oltre il ruolo professionale.
Giulia era una donna di relazioni, capace di creare legami autentici, tessere reti e mettere le persone al centro. Sapeva ascoltare, trovare le parole giuste, accogliere senza giudizio. Era una presenza discreta e allo stesso tempo luminosa, capace di entrare in sintonia con chiunque incontrasse, con naturale empatia e profondità. Chi ha lavorato accanto a lei la ricorda come una persona che non smetteva mai di prendersi cura degli altri, anche nei momenti più difficili della propria vita. Ha combattuto per tanti anni contro la malattia, come una guerriera, con grinta e ottimismo! La sua resilienza non era solo una parola, ma un modo concreto di stare al mondo: affrontare la malattia senza perdere l’ironia, l’attenzione agli altri, la capacità di esserci davvero.
Le parole delle colleghe raccontano meglio di qualsiasi descrizione questa sua unicità: Giulia è stata “una persona capace di affrontare con straordinaria forza e dignità un lungo percorso di malattia, senza mai perdere la sua attenzione autentica verso gli altri”. Una collega che “sapeva essere ironica e diretta, ma anche profondamente empatica e accogliente, capace di dare aiuto e di chiederlo”. Un “raggio di sole”, capace di far sorridere anche nella tristezza, tra risate, leggerezza e profondità.
Anche gli enti e le associazioni che hanno condiviso con lei percorsi progettuali e momenti di lavoro complessi la ricordano con grande stima, sottolineandone la tenacia, il coraggio e l’energia, qualità che emergevano anche nelle sfide più impegnative, tra riunioni, progettazioni e il confronto con la complessità della burocrazia.
Per molti di noi, però, Giulia non era solo una collega.
Era un’amica, era una dei nostri cari, per noi e per le nostre famiglie perché la relazione andava oltre le mura dell’ufficio ed entrava proprio a far parte delle nostre vite personali.
Una presenza quotidiana fatta di gesti semplici: una chiacchiera, una risata, uno spritz dopo il lavoro, una visita a casa, una partita a un gioco in scatola, un pranzo, una festa, una passeggiata. Con lei si poteva parlare di tutto — dalle cose più leggere alle questioni più profonde: lavoro, educazione, politica, musica, vita. Si poteva ridere, si poteva riflettere ma anche tanto confidarsi e aiutarsi nel diventare grandi (guai se dicessimo vecchi, ci sgriderebbe!). Condivideva con naturalezza la sua ironia e la sua autoironia — “di due non ne facciamo una” — e proprio in quella leggerezza riusciva a rendere più sopportabili anche i momenti difficili.
Lascia un vuoto grande, umano prima ancora che professionale. Un vuoto che si avverte nei corridoi, nella sua scrivania, nelle abitudini quotidiane. Eppure, allo stesso tempo, lascia una presenza che continua a vivere nei ricordi, nei gesti, nelle relazioni che ha costruito.
Nella lettera del marito — letta durante il funerale — emerge con forza la profondità della persona che Giulia è stata anche nella sua vita privata: una donna capace di affrontare anni di prove con ottimismo, determinazione e amore, senza mai arrendersi, cercando sempre la normalità anche quando sembrava impossibile. Una donna “meravigliosa, umile e generosa”, la cui essenza era proprio quella resilienza che tutti abbiamo imparato a conoscere.
Ciò che resta oggi è proprio questo: il segno concreto del suo passaggio.
Restano le relazioni che ha costruito, l’attenzione che ha saputo dedicare agli altri, il modo in cui ha abitato il lavoro e la vita. Restano i sorrisi, le parole, i gesti, la sua capacità di essere insieme leggera e profonda. Resta – e vogliamo che resti – la sua tenacia nelle nostre mani, nelle nostre menti, nelle nostre azioni quotidiane per costruire ancora tanto di buono per il prossimo, usando proprio la forza e la grinta che lei ci ha sempre donato e insegnato.
E resta, soprattutto, un’eredità silenziosa ma potente: quella di continuare a lavorare — e a vivere — con la stessa cura, sensibilità e autenticità che lei ci ha insegnato.
Perché, come qualcuno ha ricordato citando una canzone di Ligabue a lei cara, ciò che conta davvero è l’amore: quell’amore che Gesù ci ha indicato come via, fondamento e compimento di ogni cosa.
E ciò che oggi rimane è proprio questo: tutto l’AMORE che Giulia ha saputo seminare e lasciare nelle nostre vite.
Il quarto episodio di Learning for life – ENAC si racconta è online: “Chi ispira l’identità e lo stile di ENAC?”
Nel quarto episodio di ENAC si racconta – Learning for Life facciamo un passo indietro per guardare avanti. Incontriamo Madre Elena Pilastro, Superiora Provinciale d’Italia delle Figlie della Carità Canossiane e Presidente di ENAC.
Con lei torniamo alle origini, al carisma di Maddalena di Canossa, per capire come quello stesso spirito che animava le prime scuole dell’Ottocento continua a vivere oggi nei centri di formazione professionale, nelle scuole, nelle opere educative di ENAC.
Con una lunga esperienza maturata tra le giovani universitarie di Bologna e gli allievi dei Centri di Formazione Professionale (CFP), m.Elena descrive il suo incarico non come una questione di prestigio o carriera, ma come un “mettere le mani in pasta” per custodire uno stile fatto di umiltà, semplicità e gioia. Il suo racconto ci svela un’organizzazione che rifiuta le strutture rigide e piramidali per farsi rete sinodale, dove il dialogo quotidiano e la passione educativa sono i fili che uniscono sedi, famiglie e studenti in tutta Italia.
Insieme a lei riscopriamo la figura di Maddalena di Canossa, una donna che ha avuto il coraggio di lasciare la comodità del proprio palazzo per andare dove “la vita grida”, convinta che dall’educazione dipenda ordinariamente la condotta di tutta la vita.
Come descrive ENAC in poche parole?
“[…] una comunità educante che si prende cura degli altri con fiducia nel futuro. È la sfida di creare una scuola che includa, che formi e che apra la strada a persone dal cuore grande, capaci di accogliere il futuro come un dono e una responsabilità.”
ENAC in poche parole: significatività, sostenibilità e innovazione.
esperienze immersive e orientamento per portare i giovani alla scoperta delle carriere scientifiche
Il 15 maggio l’Università Cattolica di Brescia si è svolto l’evento conclusivo di “Carisma e STEM per cittadini del futuro”, il progetto, selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale. Due anni di laboratori immersivi, orientamento e attivazione del territorio nelle Scuole Superiori Canossiane di Monza, Como, Brescia, Legnano, Feltre e Treviso. Oltre 1.165 studentesse e studenti coinvolti, più di 3.000 ore di attività, sei città italiane, 21 partner, laboratori immersivi, co-docenze con ricercatori, esperienze sul campo e un nuovo modo di fare orientamento scolastico
La sessione mattutina si è aperta con i saluti istituzionali del Direttore di Sede UCSC Giuseppe Bonelli, del Preside della Facoltà di Scienze della Formazione Domenico Simeone, del Preside di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Claudio Giannetti e della Presidente di ENAC ETS Elena Pilastro. In collegamento da Roma, Elisabetta Barzelloni, Responsabile Attività Istituzionali del Fondo per la Repubblica Digitale, ha sottolineato il valore strategico di progetti come questo per gli studenti e per la diffusione di buone pratiche educative.
Marco Bonis (Responsabile del progetto per ENAC ETS) ha quindi presentato il razionale e i risultati complessivi del progetto, prima di lasciare spazio alle testimonianze dirette: scuole, partner, studentesse e studenti si sono alternati sul palco per raccontare le esperienze più significative vissute in questi mesi.
La sessione sulla formazione, moderata dalla prof.ssa Stefania Pagliara (UCSC), ha messo in luce come il progetto abbia puntato su un approccio alla competenza scientifica funzionale basato su attività autentiche, esperienziali e immersive. Tra le esperienze presentate:
Le studentesse e gli studenti dell’ Istituto Canossiano Matilde di Canossa Como, hanno raccontato i laboratori Arduino e le esperienze immersive all’Innovation Hub Como Next, accompagnati dalla STEM Facilitator Silvia Marelli: esperienze pratiche che, nelle loro parole, hanno reso la tecnologia qualcosa da “fare con le mani”, non solo da studiare.
Dall’ Istituto Canossiano Barbara Melzi di Legnano è arrivata la testimonianza dei laboratori di scienze immersive co-condotti con la prof.ssa Pagliara dell’UCSC, del progetto con Casa dell’ Agricolturae la partecipazione alla Giornata di Primavera del FAI. Studenti e Studentesse hanno descritto come lavorare sul campo abbia cambiato il loro rapporto con le discipline scientifiche.
Gli studenti dell’ Istituto Canossiano di Monza hanno presentato il percorso “Tech Transfer: Cibo e sostenibilità” con WonderGene (Ana Rodriguez Prieto): analisi OGM in laboratorio, sfide di biologia molecolare e la simulazione di un pitch davanti a una giuria. “Non pensavamo che la scienza potesse essere anche questo”, hanno raccontato.
Dall’ Istituto Canossiano di Feltre è arrivata la voce di chi ha vissuto la Settimana STEM e l’esperienza al Consorzio RFX di Padova: studentesse e studenti hanno descritto l’impatto di incontrare ricercatori reali – Fulvio Auriemma e Marco Veranda – e toccare con mano la scienza realizzando dei progetti reali.
Gli studenti del l Canossa Campus di Brescia hanno illustrato il Progetto Centralina, con la raccolta di dati ambientali in tempo reale tramite il dispositivo ORION, sottolineando come il monitoraggio del territorio abbia dato concretezza alle ore di scienze in aula.
Dall’ Istituto Canossiano Madonna del Grappa di Treviso, è arrivata la testimonianza dell’esperienza a Napoli, così come quella della riqualificazione dei laboratori di scienze: momenti in cui la scienza ha incontrato il patrimonio culturale e la città.
La prof.ssa Paola Zini (UCSC) ha moderato la sessione sull’orientamento, illustrando le metodologie adottate nel progetto per avvicinare i giovani alle carriere STEM. L’orientamento è stato inteso non come attività accessoria, ma come pratica educativa autentica, capace di aiutare ogni studente a scoprire il proprio potenziale. Tra le testimonianze, quella di Nokia– che ha aperto il Nokia Park di Monza agli studenti canossiani – e le attività di laboratorio condotte dalla prof.ssa Zini con gli studenti dell’Istituto di Como.
La mattinata si è chiusa con la presentazione del Teatro Telaio, e del linguaggio teatrale come strumento di divulgazione scientifica, un elemento che ha caratterizzato il progetto fin dalle sue fasi iniziali, portando la scienza davanti a centinaia di studenti e cittadini.
Il pomeriggio è stato dedicato alla valutazione e alla progettazione del futuro. La dott.ssa Katia Montalbetti ed il dott. Enrico Orizio (UCSC) hanno presentato i risultati del monitoraggio e della valutazione del progetto, con un focus sui fattori di successo e sui meccanismi generativi di cambiamento.
Tre tavoli di lavoro collaborativi hanno poi riunito in paralleli studenti, direttori e STEM Facilitator, stakeholder esterni: un confronto ricco e diretto per raccogliere punti di vista diversi e orientare le progettualità future.
Gli studenti che non hanno partecipato ai focus group hanno assistito allo spettacolo di edutainment di Lorenzo Paletti, che combina rigore scientifico e illusionismo per mostrare come la scienza possa essere comunicata in modo coinvolgente e stimolante.
“L’idea alla base del progetto è semplice: i giovani si orientano verso le carriere scientifiche se le vivono, non solo se le studiano. Questa giornata è la dimostrazione che funziona.”
Il terzo episodio di Learning for life – ENAC si racconta è online: “Chi fa funzionare ENAC ogni giorno?”
Cosa significa trasformare un’idea in un progetto concreto? Come si costruisce una rete di partnership europea? Quali sono le sfide dei bandi Erasmus+? E soprattutto, come tutto questo lavoro si traduce in esperienze che cambiano la vita degli studenti e delle studentesse e anche dei docenti?
Nel terzo episodio di ENAC si racconta – Learning for Life entriamo nell’area progettazione e incontriamo Luca Calligaro, Simona Puggioni e Marco Bonis: le tre persone che ogni giorno lavorano per aprire nuove opportunità ai nostri studenti, docenti e sedi.
Luca, responsabile dell’area progettazione in ENAC da oltre dieci anni, guida l’innovazione e i progetti nazionali ed europei insieme a un team affiatato composto da Simona, che gestisce le mobilità Erasmus+ nei settori scuola e formazione, e Marco che si occupa di formazione del personale e coordinamento tra le sedi. Si tratta di tre ruoli complementari che si integrano perfettamente, dando vita a un’attività di progettazione capace di spaziare dall’Europa al territorio nazionale, unendo il mondo della formazione professionale a quello delle scuole.
Insieme formano una squadra, dove ognuno ha il suo ruolo ma tutti condividono lo stesso obiettivo: fare in modo che ENAC possa realizzare la sua missione educativa senza intoppi, garantendo trasparenza, precisione e professionalità.
Come interpretano “Formare alla vita – Learning for life” nel lavoro di tutti i giorni?
“Learning for Life significa alimentare un ecosistema educativo dove l’innovazione e il carisma canossiano si fondono per offrire agli studenti non solo competenze tecniche, ma vere e proprie esperienze di vita capaci di trasformare il loro futuro attraverso un percorso di rinnovamento continuo dei servizi pedagogici.“
ENAC in poche parole: un luogo dove si lavora bene.
“Ho visto il futuro…ed è un futuro molto bello!” Marco Bonis a Singapore
“Ho visto il futuro…ed è un futuro molto bello!” Vorrei iniziare così questo breve articolo sulla mia esperienza di job shadowing a Singapore. Parliamo della città/stato: sette milioni di abitanti, un paese di recente nascita (l’indipendenza dal Regno Unito risale al 1963, il distacco dalla Malesia al 1965), molte etnie e religioni che convivono, pochissima corruzione, debito pubblico inesistente, una politica volta principalmente al benessere della popolazione.
E’ la principale sede della finanza del sud est asiatico e la presenza dei maggiori poli finanziari si avverte negli edifici e nel benessere generale che circonda le aree urbane centrali.I servizi funzionano in maniera impeccabile e il senso civico, così come l’amore per il proprio paese e popolo, viene insegnato fin dalla tenera età.
Le scuole canossiane a Singapore sono molto belle, nuove o rinnovate di recente e “trasudano” i principi di Santa Maddalena e di Santa Bakhita in ogni muro. I bambini amano le canossiane, sono contenti di andare a scuola; è un luogo sicuro dove sentono di poter realizzare loro stessi. In ogni scuola canossiana c’è un museo dedicato alle Sante, viene utilizzato dagli ospiti e dai genitori per capire il senso di affiliazione che tutti, dai portinai al direttore, hanno nei confronti dell’Istituto.
Gli standard qualitativi sono molto alti e orientati alla performance; il curricolo scolastico è un mix tra l’International Baccalaureate e la personalizzazione dell’educazione tanto evocata dalla nostra fondatrice. Questo, talvolta, può creare disagio e una eccessiva responsabilizzazione dell’alunno. Gli studenti sono madrelingua inglese e studiano il cinese e altre due lingue a scelta. I segni dell’identità cattolica e canossiana sono tanti e gli spazi riconducono al benessere dell’alunno: biblioteca, thinking room, il safe place (una stanza dedicata al rilassamento), un pannello dove poter scrivere il proprio pensiero del giorno, un altare per i bambini musulmani, buddisti e induisti. Tutto convive con estrema armonia. Le risorse sono quasi interamente governative e questo facilita alcuni processi; tuttavia gli insegnanti sono soggetti ad un sistema di valutazione piuttosto stringente che va di pari passo con percorsi di formazione customizzati sui bisogni del singolo docente.
I vocational centers (i cfp) sono scuole di frontiera anche là. Gli “abitanti” sono figli di lavoratori immigrati che quando alle 18 devono tornare a casa lo fanno poco volentieri. La realtà a casa è ben peggio di quella scolastica e la scuola è un ambiente che gli ritorna dignità, pace e un pasto completo. Una volta all’anno passano una settimana a scuola: gli insegnano a lavare, stirare, pulire la camera, farsi da mangiare, rispettare le regole. L’ho trovato estremamente istruttivo.
In un cfp, gli studenti imparano a gestire la logistica, il magazzino, un negozio, l’e-commerce. Mi è sembrata un’offerta formativa al passo con le richieste del mercato del lavoro.
Ho avuto il piacere di visitare anche due università, la NIE (National Institute of Education) e la SMU (Singapore Management University). L’aspetto più impressionante è come abbiano ricondotto tutto a numeri, valutazione, KPY, indicatori, feedback. L’approccio scientifico è strabordato nelle scienze umane, nella pedagogia e nella filosofia dell’insegnamento. Forse è un tantino esagerato ma di sicuro si può trarre ispirazione per alcuni processi. Al NIE ho visto un’aula dove i futuri insegnanti vengono osservati da telecamere che analizza la mimica facciale, il linguaggio, il movimento degli occhi, la postura. Il tutto viene ricondotto ad una AI che elabora i risultati e fornisce feedback all’aspirante docente. A detta dei ricercatori gli universitari sono contenti di ricevere questi ritorni perché sono finalizzati al miglioramento della qualità dell’insegnamento stesso.
Di sicuro la figura di insegnante a cui tendono è quella dell’architetto del “sapere”, un facilitatore di opportunità e di risorse che progetto un long life learning, ovvero un apprendimento per tutta la durata della vita. Tutti gli studenti universitari, i ricercatori e il personale educativo sono invitati ad andare all’estero ad apprendere e riportare a Singapore quanto di buono hanno visto.
In conclusione posso asserire di aver visto un pezzetto di futuro e mi è piaciuto, molto!
Ho assaporato con mano la passione per la nostra missione e il motto di Santa Maddalena di Canossa “Chi non arde non incendia”, è ben rappresentato dalle nostre scuole e dai nostri bambini.