“Ho visto il futuro…ed è un futuro molto bello!” Marco Bonis a Singapore
“Ho visto il futuro…ed è un futuro molto bello!” Vorrei iniziare così questo breve articolo sulla mia esperienza di job shadowing a Singapore. Parliamo della città/stato: sette milioni di abitanti, un paese di recente nascita (l’indipendenza dal Regno Unito risale al 1963, il distacco dalla Malesia al 1965), molte etnie e religioni che convivono, pochissima corruzione, debito pubblico inesistente, una politica volta principalmente al benessere della popolazione.
E’ la principale sede della finanza del sud est asiatico e la presenza dei maggiori poli finanziari si avverte negli edifici e nel benessere generale che circonda le aree urbane centrali.I servizi funzionano in maniera impeccabile e il senso civico, così come l’amore per il proprio paese e popolo, viene insegnato fin dalla tenera età.

Le scuole canossiane a Singapore sono molto belle, nuove o rinnovate di recente e “trasudano” i principi di Santa Maddalena e di Santa Bakhita in ogni muro. I bambini amano le canossiane, sono contenti di andare a scuola; è un luogo sicuro dove sentono di poter realizzare loro stessi. In ogni scuola canossiana c’è un museo dedicato alle Sante, viene utilizzato dagli ospiti e dai genitori per capire il senso di affiliazione che tutti, dai portinai al direttore, hanno nei confronti dell’Istituto.
Gli standard qualitativi sono molto alti e orientati alla performance; il curricolo scolastico è un mix tra l’International Baccalaureate e la personalizzazione dell’educazione tanto evocata dalla nostra fondatrice. Questo, talvolta, può creare disagio e una eccessiva responsabilizzazione dell’alunno. Gli studenti sono madrelingua inglese e studiano il cinese e altre due lingue a scelta. I segni dell’identità cattolica e canossiana sono tanti e gli spazi riconducono al benessere dell’alunno: biblioteca, thinking room, il safe place (una stanza dedicata al rilassamento), un pannello dove poter scrivere il proprio pensiero del giorno, un altare per i bambini musulmani, buddisti e induisti. Tutto convive con estrema armonia. Le risorse sono quasi interamente governative e questo facilita alcuni processi; tuttavia gli insegnanti sono soggetti ad un sistema di valutazione piuttosto stringente che va di pari passo con percorsi di formazione customizzati sui bisogni del singolo docente.




I vocational centers (i cfp) sono scuole di frontiera anche là. Gli “abitanti” sono figli di lavoratori immigrati che quando alle 18 devono tornare a casa lo fanno poco volentieri. La realtà a casa è ben peggio di quella scolastica e la scuola è un ambiente che gli ritorna dignità, pace e un pasto completo. Una volta all’anno passano una settimana a scuola: gli insegnano a lavare, stirare, pulire la camera, farsi da mangiare, rispettare le regole. L’ho trovato estremamente istruttivo.
In un cfp, gli studenti imparano a gestire la logistica, il magazzino, un negozio, l’e-commerce. Mi è sembrata un’offerta formativa al passo con le richieste del mercato del lavoro.
Ho avuto il piacere di visitare anche due università, la NIE (National Institute of Education) e la SMU (Singapore Management University). L’aspetto più impressionante è come abbiano ricondotto tutto a numeri, valutazione, KPY, indicatori, feedback. L’approccio scientifico è strabordato nelle scienze umane, nella pedagogia e nella filosofia dell’insegnamento. Forse è un tantino esagerato ma di sicuro si può trarre ispirazione per alcuni processi. Al NIE ho visto un’aula dove i futuri insegnanti vengono osservati da telecamere che analizza la mimica facciale, il linguaggio, il movimento degli occhi, la postura. Il tutto viene ricondotto ad una AI che elabora i risultati e fornisce feedback all’aspirante docente. A detta dei ricercatori gli universitari sono contenti di ricevere questi ritorni perché sono finalizzati al miglioramento della qualità dell’insegnamento stesso.
Di sicuro la figura di insegnante a cui tendono è quella dell’architetto del “sapere”, un facilitatore di opportunità e di risorse che progetto un long life learning, ovvero un apprendimento per tutta la durata della vita. Tutti gli studenti universitari, i ricercatori e il personale educativo sono invitati ad andare all’estero ad apprendere e riportare a Singapore quanto di buono hanno visto.
In conclusione posso asserire di aver visto un pezzetto di futuro e mi è piaciuto, molto!


Ho assaporato con mano la passione per la nostra missione e il motto di Santa Maddalena di Canossa “Chi non arde non incendia”, è ben rappresentato dalle nostre scuole e dai nostri bambini.
Marco Bonis – ENAC Ente Nazionale Canossiano ets
