Gli allievi dell’obbligo formativo dell’ ENAC Puglia hanno preso parte alla “CombiGuru Challenge“, la competizione tra istituti alberghieri più prestigiosa d’Italia.
Si sono messi in gioco fin dal primo giorno, sfidandosi sull’App, studiando, sudando e crescendo insieme, fase dopo fase, fino a sognare quel traguardo.
E poi, quel sogno ha preso il volto di Leonardo: è stato lui a conquistare il pass, diventando il simbolo di tutto l’ENAC. Il 31 marzo 2026, a Padova, Leonardo non era solo: con lui portava la passione, le ore di preparazione e i consigli preziosi dello Chef Giuseppe De Monte che lo ha guidato con maestria fino a questo momento cruciale.
Il risultato? Un meritatissimo 4° posto che brilla più di ogni medaglia.
Ma sapete cosa ci rende davvero orgogliosi? Il messaggio che Leonardo ha urlato al mondo con il suo lavoro. La sua presenza a Padova ha dato voce a tutti quei ragazzi che la società troppo spesso preferisce ignorare, etichettare o mettere in un angolo e che, invece, hanno una “fame” di futuro che non può essere spenta. Siamo immensamente fieri di Leonardo. Il suo talento e la sua voglia di mettere alla prova le sue capacità hanno dimostrato che il futuro appartiene a chi ha il coraggio di “cucinarlo” con il cuore.
Nel corso di quest’anno scolastico il Canossa Campus ha aderito al progetto Oslo@Passages, dedicato al tema dello stragismo in Europa. L’obiettivo era approfondire un evento significativo della storia europea, analizzarlo criticamente e riflettere su come diverse comunità costruiscano e vivano la memoria pubblica.
Il progetto, ideato da Lorena Pasquini (Associazione I luoghi) e realizzato dalla professoressa Giulia Fontana (docente coordinatrice dei progetti di Cittadinanza Europea, con particolare attenzione all’ambito storico) e al professor Davide Manfredi (docente di Scienze Umane), ha previsto un percorso di lezioni sugli anni di piombo, sulla Strage di Piazza della Loggia e sulla strage di Utøya. A questo si è affiancato un momento particolarmente significativo: l’incontro con Manlio Milani, che ha condiviso con gli studenti la sua esperienza umana e civile, offrendo una testimonianza diretta e profondamente coinvolgente.
In collaborazione con i docenti norvegesi, hanno organizzato uno scambio con il Liceo Foss di Oslo e con il Dipartimento di Lingua e Letteratura Italiana dell’Università di Oslo. Un’esperienza estremamente arricchente, sia per docenti sia per gli studenti.
Durante il soggiorno, i ragazzi hanno visitato l’isola di Utøya, partecipando, in gruppi misti italo-norvegesi, a un laboratorio di educazione alla democrazia in lingua inglese, dedicato al tema delle parole che incitano alla violenza. La visita ha rappresentato il momento più toccante di questo viaggio. Gli studenti si sono confrontati con una tragedia che ha coinvolto giovani della loro età e hanno potuto riflettere su come i coetanei norvegesi vivano oggi quel luogo e ne custodiscano la memoria.
Successivamente, gli studenti hanno preso parte a un seminario presso l’Università di Oslo, con momenti di confronto e discussione. In questa occasione, gli studenti norvegesi hanno condiviso con noi la canzone Til Ungdommen (“Ai giovani”), poesia di Nordahl Grieg, musicata da Otto Mortensen: un inno pacifista e umanista che esorta le nuove generazioni a difendere la vita, la dignità e la giustizia contro ogni forma di violenza. A seguire, uno studente norvegese, impegnato nel movimento giovanile democratico, ha richiamato con forza l’importanza della partecipazione alla vita politica e civile, sulla necessità di non rispondere alla violenza con un atto di violenza, ma al contrario rispondere alla violenza con maggiore democrazia.
A loro volta, gli studenti del Canossa Campus hanno presentato il lavoro svolto durante la preparazione a scuola: un video dedicato a un episodio di stragismo che ha segnato profondamente la nostra comunità, sebbene distante nel tempo rispetto ai fatti di Utøya.
Nella realizzazione del video, l’attenzione si è concentrata sul tema della costruzione della memoria. “Ci siamo resi conto, raccontando i fatti della Strage, perché fossero fruibili dagli studenti norvegesi di alcune similitudini. Da un lato Piazza della Loggia, dall’altro l’isola di Utøya: luoghi apparentemente lontani, ma accomunati da profonde analogie. Entrambi sono stati teatro di violenza e morte, e tuttavia entrambi continuano a vivere. Questo emerge nelle interviste del video. Una piazza è un luogo di lavoro, di festa, di protesta e così Utoya, oggi, non è solo un memoriale, un memoriale muto, ma è un luogo in cui i giovani norvegesi vanno ancora a fare dei campi estivi, a fare politica giovanile, a ritrovarsi per conferenze, concerti. La memoria, dunque, non si esaurisce in un monumento o in una ricorrenza del calendario civile ma passa attraverso la vita delle persone che abitano quel luogo. Fare Memoria quindi non significa solo guardare un monumento polveroso, ma vivere quello spazio. “
Gli studenti hanno definito questo percorso uno dei più significativi tra quelli vissuti. Quando un viaggio non è solo un viaggio, ma è studio, scoperta e incontro. Quando un viaggio è veicolo di contenuti capitali che si intrecciano con le nostre vite, questo significa nel senso più vero fare scuola.
Il progetto, declinato in base all’età e al percorso di studi, ha sfidato gli studenti a passare dalla fruizione passiva alla rielaborazione attiva.
Gli studenti del Liceo “Scienze umane e Arti comunicative” e Liceo scientifico STEM hanno avuto l’opportunità di frequentare percorsi guidati da insegnanti o di esperti dei vari settori artistici alla scoperta del cinema, (guidati da Alessandro Padovani, Marco Possiedi, Lorenzo Cassol), hanno esplorato il fumetto (con Luca Debus), il disegno anatomico (con Franca Bortot), l’acquarello (con Lara Cossalter), la poesia visiva (con Samuele Spada), la fotografia (con Sofia Lockie), cianotipia (con Giulia Maschio), la grafica multimediale (con Sara Tonin), la scrittura creativa (con Lucia Andreina).
La densa mattinata è stata progettata e poi vissuta come un’esperienza immersiva nel processo creativo, ispirata a figure eclettiche come Leonardo da Vinci e Maria Sibylla Merian, capaci di coniugare arte, osservazione della realtà ma anche indagine di se stessi. L’obiettivo è stato quello di educare lo sguardo e il pensiero critico, analitico, ma anche divergente, curioso e visionario.
Inoltre gli studenti che hanno fatto i percorsi artistici presso la Galleria Rizzarda hanno creato reel tra le sale cercando di valorizzarne le collezioni e l’incontro tra giovani ed arte: hanno postato nella rete i loro video come ha apprezzato il Sindaco Viviana Fusaro, nell’ottica di promuovere una fruizione sempre più attiva dei luoghi della cultura. L’iniziativa, promossa dai docenti, con il sostegno del Comune di Feltre, vuole avvicinare i giovani al patrimonio culturale cittadino: tutti i materiali realizzati nel corso della mattinata saranno condivisi con i Musei.
L’arte in posa: gli studenti tornano protagonisti tra i capolavori della storia all’Istituto Canossiano di Monza
Alle Canossiane di Monza, gli alunni della scuola Secondaria di Primo Grado trasformano la fotografia in uno strumento di lettura critica e creativa, reinterpretando i grandi classici dell’arte, della letteratura e il linguaggio delle emozioni.
La scuola si trasforma in un set fotografico. Non si tratta di una semplice lezione teorica, ma di un viaggio immersivo nel mondo della rappresentazione visiva che vede protagonisti gli studenti. Attraverso il progetto di fotografia per l’anno scolastico 2025/26, i ragazzi hanno avuto l’opportunità di uscire dai banchi per mettersi dall’altra parte dell’obiettivo, trasformando la storia dell’arte e la letteratura in un’esperienza vissuta.
Il progetto, declinato in base all’età e al percorso di studi, ha sfidato gli studenti a passare dalla fruizione passiva alla rielaborazione attiva.
Per le classi prime, l’obiettivo è stato esplorare “I Colori delle Emozioni”: un esercizio di introspezione in cui ogni alunno ha dovuto scegliere un colore come protagonista assoluto per comunicare uno stato d’animo — dalla gioia alla malinconia, dalla rabbia alla calma — senza il ricorso alle parole, ma affidandosi esclusivamente alla potenza del linguaggio cromatico e alla postura del corpo.
Le classi seconde si sono invece misurate con “Io nella Storia”, un progetto dedicato alla letteratura. Gli studenti hanno scelto un libro del cuore e ne hanno riprodotto la copertina, entrando fisicamente nella scena. Utilizzando abiti, oggetti di scena e studiando attentamente lo sfondo, i ragazzi hanno ricreato l’immaginario letterario, trasformandosi nei protagonisti delle loro letture preferite.
Il cuore pulsante del progetto ha coinvolto le classi terze con l’iniziativa “Scatti d’Arte“. Qui, la sfida si è fatta ambiziosa: riprodurre celebri capolavori della storia dell’arte, da “Le Spigolatrici” di Millet al “Viandante sul mare di nebbia” di Friedrich, fino al “Marat Assassinato” di David. In questo percorso, un ruolo fondamentale è stato giocato dall’innovazione tecnologica: per massimizzare la resa artistica, gli studenti hanno utilizzato l’Intelligenza Artificiale come uno strumento di post-produzione. Le fotografie scattate sono state passate attraverso filtri IA studiati appositamente per elaborare i colori, le texture e le luci, rendendo gli scatti finali estremamente somiglianti alla resa estetica e all’atmosfera dei dipinti originali. Grazie a questo intervento digitale, l’immagine fotografica si è “avvicinata” alla pittura, creando un ponte visivo tra la modernità dello scatto digitale e la maestosità del classico. Gli studenti, lavorando singolarmente o in gruppo, hanno scelto se seguire la via della fedeltà filologica — ricreando meticolosamente luci e pose — o quella della rilettura contemporanea. “L’obiettivo — spiegano le docenti responsabili, le proff.sse Gatto e Pizzasegale — è sviluppare capacità di osservazione analitica. Non vogliamo che guardino un’opera solo visivamente, ma che ne comprendano il contenuto per poi filtrarlo attraverso la propria sensibilità”.
Il valore educativo del progetto trascende l’aspetto estetico. Le fotografie realizzate non resteranno chiuse in un cassetto: saranno presentate durante la festa della scuola. In questa occasione, gli studenti spiegheranno le tecniche utilizzate, le scelte di inquadratura e le motivazioni dietro le loro reinterpretazioni.
Unendo competenze tecnologiche, creatività e capacità di analisi critica, questo percorso trasforma gli studenti in veri e propri “curatori” delle proprie immagini. Dimostrando che, anche nel 2026, confrontarsi con il passato — che sia un quadro di Goya o la copertina di un libro — rimane il modo più efficace per raccontare, e comprendere, chi siamo oggi.
Il World Café dei docenti dell’Istituto Maddalena di Canossa di Pavia
C’è un filo rosso che attraversa l’anno scolastico 2025/2026 all’Istituto Maddalena di Canossa di Pavia: Progetto “Radici e Orizzonti”, presentato a famiglie e docenti. La scuola non è soltanto un luogo di istruzione, ma uno spazio di incontro, nel quale nascono relazioni, si consolidano punti di riferimento e si costruiscono significati . Dopo un primo passo, ossia il questionario rivolto a genitori e insegnanti, il Progetto è entrato nel vivo con la mattinata di formazione e confronto dedicata a tutto il corpo docente dei tre Settori di scuola (Infanzia, Primaria e Secondaria di 1°grado), guidata dalla Dott.ssa Tania Fracassi.
La professionista, esperta in processi decisionali, intelligenza emotiva e dinamiche relazionali, è solita operare in tanti contesti, con la capacità e le competenze per favorire crescita personale e relazionale, attraverso strumenti concreti e spazi di riflessione e orientamento . Quella vissuta dai docenti è stata un’esperienza di comunità, un laboratorio di idee, un esercizio di visione condivisa. Il tutto nella mattinata dell’11 Aprile presso la Scuola.
La mattinata si è aperta con un momento di ascolto dedicato alla storia professionale della Dott.ssa Fracassi. Un racconto intenso, che ha attraversato la sua esperienza in contesti ad alta complessità, con un cambio professionale per dedicarsi alla formazione. La metodologia scelta, il World Café, un approccio partecipativo che facilita il confronto in piccoli gruppi e permette alle persone di sentirsi davvero ascoltate, è stata un’occasione preziosa, non scontata, che ha permesso a ciascuno di sentirsi parte attiva del percorso.
I docenti, suddivisi in tavoli, hanno ruotato ogni venti minuti, incontrando colleghi diversi, prospettive nuove, sensibilità differenti. Ogni tavolo aveva un facilitatore incaricato di raccogliere i pensieri in forma anonima e fedele, così che ogni voce potesse trovare spazio e poi al termine dell’incontro relazionare in sintesi quanto emerso dalle persone incontrate.
Il risultato? Un mosaico ricchissimo di idee, emozioni, desideri e visioni.I quattro temi del confronto sono stati:
Significato della parola “scuola” e della parola “educazione” ed è stato il primo passo, quasi un riscaldamento emotivo.
Che cosa ci motiva rispetto al nostro ruolo. Qui il confronto si è fatto più intimo. Sono emerse motivazioni profonde, radicate.
Quale cambiamento sogniamo nella scuola e quale contributo sapremmo dare. È stato il momento più visionario. I sogni si sono intrecciati con le aspettative e con il desiderio di futuro
Quali gli attori di una buona scuola e il loro ruolo in una visione migliorativa. Qui la riflessione si è fatta concreta, citando alunni, docenti e coordinatori come registri, famiglie, specialisti….Si è indicata nella presenza della psicologa un sostegno non solo per gli alunni ma anche per i docenti, l’importanza della logopedista e di figure specialistiche che affianchino i docenti nel trattare anche temi curricolari.
Nonostante le differenze di sensibilità, di ordine scolastico, di esperienza, la mattinata ha mostrato un tratto comune: un entusiasmo di squadra che non è scontato. Il World Café ha permesso di far emergere punti di vista nuovi e attivare un senso di corresponsabilità. Dopo la relazione dei vari facilitatori, la mattinata si è conclusa con tre gesti semplici:
una parola gentile verso se stessi,
una riflessione personale sull’esperienza vissuta,
una prospettiva per il futuro.
Un modo per chiudere il cerchio: dopo aver ascoltato gli altri, tornare a sé, riconoscere il proprio valore, e ripartire.
La mattinata ha mostrato una scuola che sceglie la via del dialogo autentico perché crede che educare sia davvero “un lavoro di squadra”. E soprattutto ha mostrato che le radici della scuola, la sua storia, i suoi valori, la sua missione, non sono un ancoraggio che trattiene, ma un punto fermo da cui guardare lontano. Il progetto “Radici e Orizzonti” non si esaurisce qui. La terza tappa sarà la serata conclusiva con il Dott. Daniele Novara, prevista per il 7 maggio 2026, un momento di restituzione e rilancio per tutti, docenti e genitori.
Educare alla Pace: il percorso della nostra Scuola Primaria di Pavia
Dalle parole che curano ai gesti che uniscono, passando per i grandi testimoni della non violenza: un anno di creatività, preghiera e responsabilità condivisa per crescere bambini capaci di costruire un futuro più umano e fraterno.
In un tempo in cui il mondo è attraversato da ferite profonde, guerre che scuotono l’Europa, il Medio Oriente, l’Africa, e conflitti dimenticati che continuano a generare dolore, la Scuola Primaria “Maddalena di Canossa” di Pavia si impegna a coltivare la pace come stile di vita e come responsabilità condivisa. La pace non nasce dai grandi palazzi della politica, è un cammino educativo che si esprime dai piccoli gesti quotidiani, dalle parole che scegliamo, dagli sguardi che offriamo, dalle mani che tendiamo e si fa testimonianza e dono che sa ispirare scelte di accoglienza e di amore gli uni per gli altri.
L’anno scolastico 2025/2026 alla Scuola “Maddalena di Canossa” di Pavia è stato così dedicato al tema “Costruttori di pace”, un percorso trasversale che viene sviluppato in tutte le classi, dai 6 ai 10 anni, con attività pensate per far crescere nei bambini non solo la consapevolezza, ma soprattutto la responsabilità di essere semi di bene nel mondo.
Le parole che costruiscono: il laboratorio delle “Parole di Pace”: In ogni classe è nato un “vocabolario della pace”, frutto di riflessioni, dialoghi e giochi cooperativi, individuando le parole gentili che uniscono.
Le bandiere della pace: colori che parlano al cuore: ogni bambino ha realizzato la propria bandiera della pace, ispirandosi ai simboli universali della non violenza: arcobaleni, colombe, mani che si intrecciano, cuori che si aprono, ponti che uniscono rive lontane
Incontro con i grandi testimoni: Gandhi, Mandela, Madre Teresa di Calcutta, Papa Francesco e tanti altri seminatori e difensori della pace: Il percorso educativo ha portato i bambini a conoscere figure che hanno cambiato la storia non con la forza, ma con la forza della non violenza.
Uno dei momenti più intensi del percorso è stato vissuto venerdì 13 marzo, quando la scuola ha aderito alla giornata di digiuno e preghiera per la pace proposta dalla Conferenza Episcopale Italiana.Alle ore 11.00, nel cortile principale, tutti i bambini e i ragazzi dei tre Ordini (Infanzia, Primaria e Secondaria di 1° grado) si sono disposti in cerchio, in forma di raggiera, attorno a un grande planisfero. Un’immagine potente: un’unica comunità che abbraccia il mondo.
Educare al valore del denaro: un percorso di cittadinanza economica per i bambini dai 6 ai 10 anni
Nelle classi della Scuola “Maddalena di Canossa” di Pavia, l’Educazione Finanziaria è diventata un viaggio affascinante dentro la vita reale. Una tematica trasversale per tutti i bambini, affrontata grazie alla collaborazione con la Federazione Autonoma Bancari Italiani (FABI)e con Poste Italiane.
Gli alunni dai 6 ai 10 anni hanno esplorato il mondo dell’economia e della finanza attraverso linguaggi semplici, strumenti concreti, giochi, filastrocche, simulazioni e attività cooperative. Un percorso che si inserisce pienamente nella visione educativa che da anni sostiene l’importanza di formare cittadini capaci di scelte economiche consapevoli, responsabili e sostenibili come indicato anche dalla Banca d’Italia e nelle Indicazioni per l’insegnamento di Educazione Civica. Quello che è nato nelle nostre aule non è stato un semplice Progetto: è stata una vera palestra di vita.
Apprendere il “valore delle cose” costituisce un tassello prezioso per la buona crescita dei bambini ed è compito degli educatori accompagnare ogni scolaro fin dalla tenera età a diventare una persona capace di custodire, scegliere, condividere e costruire.
Un momento molto amato è stato il “gioco degli imprevisti”: carte che simulavano eventi inattesi — la bicicletta che si rompe, un piccolo guadagno extra, un regalo da comprare. I bambini hanno capito che: • non tutto si può prevedere • avere un risparmio protegge • pianificare dà sicurezza Molti hanno commentato: “È come quando si rompe qualcosa in casa e i miei genitori dicono: meno male che avevamo messo da parte!”
Nella realtà educativa di Pavia sanno che il percorso di Educazione Finanziaria non si esaurisce nelle attività svolte o in quest’anno scolastico: è un seme che deve continuare a crescere nel tempo, guidando i bambini nella loro vita quotidiana e nelle scelte che li attenderanno da adolescenti e da adulti. Quello che hanno visto negli alunni è stato l’interesse per gli argomenti trattati, tanta “curiosità viva”, la capacità di collegare concetti complessi alle esperienze familiari, la voglia di capire come funziona il mondo e come si può abitarlo con responsabilità. È proprio in questa tensione verso il reale che riconoscono la forza educativa del progetto: offrire strumenti concreti per leggere la vita, interpretarla, orientarla.
E in questo cammino si ritrova pienamente il carisma di Santa Maddalena di Canossa, che ci invita a formare persone capaci di “fare il bene, e farlo bene”, con intelligenza, libertà interiore e attenzione agli altri. Educare al valore del denaro significa educare alla giustizia, alla sobrietà, alla cura del creato, alla solidarietà verso chi ha meno. Significa aiutare i bambini a comprendere che ogni risorsa è un dono da custodire, che ogni scelta economica è anche una scelta etica, che il benessere personale è legato al bene comune.
TalitaKUM: marzo, il mese dei legami che si raccontano e si vivono
Ci sono mesi che scorrono veloci e altri che lasciano tracce più profonde. Marzo, è stato un mese fatto di storie, incontri e momenti condivisi, dove ogni attività ha avuto il sapore autentico della partecipazione.
Il TalitaKUM, Centro Polivalente della Fondazione ENAC Puglia ETS – Ente Nazionale Canossiano ha iniziato il suo marzo del 2026 con una giornata speciale, dedicata alla festa della donna. Un pomeriggio diverso dal solito, arricchito dalla presenza di una lettrice e proprietaria della libreria “La Borsa di Tappeto”, che ha portato con sé parole capaci di emozionare. Le sue letture hanno riempito la stanza di silenzi attenti e occhi curiosi, creando un’atmosfera intima e coinvolgente. Ma TalitaKUM non è mai solo ascolto: è esperienza, è relazione. Ed è così che, al termine delle letture, i ragazzi sono diventati protagonisti di un workshop speciale. Accanto a loro, una figura femminile della propria famiglia: mamme, nonne, sorelle. Insieme hanno condiviso pensieri, creatività e piccoli gesti carichi di significato. Un modo semplice ma potente per celebrare le donne, quelle vicine, quelle che ogni giorno fanno la differenza senza bisogno di grandi parole. E come ogni momento che si rispetti, anche questo si è concluso con un tocco di dolcezza: la degustazione della torta mimosa, preparata con cura dai ragazzi. Non solo un dolce, ma il simbolo perfetto di una giornata fatta di attenzione, impegno e collaborazione.
Il 19 marzo, invece, il centro ha cambiato completamente ritmo. In occasione della festa del papà, TalitaKUM si è trasformato… quasi in uno stadio. L’energia era quella delle grandi occasioni, l’atmosfera ricordava quella del Bernabeu, e in campo sono scesi dei veri “campioni”: papà e figli, pronti a sfidarsi in un quadrangolare all’insegna del divertimento.
Tra azioni improvvisate, risate e tifo caloroso, ogni squadra ha dato il massimo. Solo una ha sollevato la coppa, è vero, ma il risultato più importante è stato un altro: giocare insieme, rispettarsi e condividere un momento autentico. Perché, in fondo, è questo che resta davvero. E poi, come spesso accade quando l’entusiasmo prende il sopravvento, è successo qualcosa di inaspettato: a un certo punto, la partita si è trasformata. Le regole si sono fatte più “elastiche”, i ruoli più confusi, e quello che sembrava calcio ha iniziato ad assomigliare… quasi a una partita di rugby. Papà contro figli, senza esclusione di risate. Una scena difficile da raccontare, ma facilissima da immaginare. L’energia della giornata è stata così coinvolgente che i partecipanti, a fine attività, avevano già le idee chiare: “quando si rifà?”. E la risposta non si è fatta attendere. Una nuova sfida è già nell’aria, questa volta ancora più grande, ancora più inclusiva: un vero e proprio Family Day, dove a scendere in campo saranno le famiglie al completo. Marzo, a TalitaKUM, è stato tutto questo: un intreccio di emozioni, relazioni e momenti condivisi. Perché qui ogni attività è solo un punto di partenza. Il vero traguardo è sempre lo stesso: far sentire ogni bambino, ogni ragazzo, ogni famiglia parte di qualcosa di importante. E mentre i giorni si allungano e l’aria si fa più mite, una cosa è certa: il bello deve ancora venire.
5inergia Cfp Canossa Milano e JRK di Paide (Estonia)
Cos’è la sinergia? È lavorare insieme sapendo che la parte che faccio io si completerà e prenderà significato e valore insieme alla parte che fa un’altra persona.
Anche se nell’’aziendalese’ più spinto è ormai una parola inflazionata (e spesso usata a sproposito), nel caso della collaborazione tra ENAC Lombardia CFP Canossa Milano e JRK di Paide (Estonia), il termine ‘sinergia‘ recupera tutta la sua forza: qui è davvero centrato perché non si è trattato di un semplice scambio, ma di un vero incastro di competenze.
Per il quinto anno consecutivo abbiamo ospitato a Milano un gruppo di studenti del corso di informatica del JRK di Paide. Come per le scorse edizioni, la cooperazione si è articolata in una fase online (febbraio 2026) e una in presenza (marzo 2026). Durante il periodo milanese, Agor, Jan, Max e Sander si sono dedicati a un importante progetto di sviluppo: una web app che il JRK utilizzerà nei propri corsi per Assistente veterinario, specificamente per la cura dei cavalli. L’aspetto più interessante, a mio avviso, è stata l’integrazione tra lo sviluppo tecnico e la fase — cruciale — di progettazione dei contenuti. Ma, al di là dei processi, credo che il modo migliore per raccontare questa esperienza sia dare voce ai protagonisti: ecco le impressioni dei ragazzi.
Agor: “Questo tirocinio mi è piaciuto perché ho imparato come funzionano lo sviluppo di app e il web design e cosa serve per realizzarli. All’inizio non ne avevo idea, ma questa esperienza mi ha aiutato a capire tutto il processo. Non ho davvero nulla di negativo da dire. A scuola sono stati tutti gentili con noi — ok, alcuni erano un po’ molesti, aprivano la porta e scappavano via, ma non importa. Sono davvero grato per l’opportunità di aver vissuto un mese in Italia, per aver visto com’è la cultura qui e per aver esplorato la bellissima città di Milano.”
Jan: “Mi è piaciuto molto lo stage che abbiamo fatto all ENAC Lombardia CFP Canossa. Durante il tirocinio abbiamo imparato come funziona lo sviluppo di app con PHP, HTML, CSS e JavaScript. Prima di questa esperienza, sapevo solo creare siti web molto semplici con Nextcloud e WordPress. Lo stage mi è piaciuto molto perché abbiamo imparato a lavorare insieme come una squadra e a essere più indipendenti dagli aiuti esterni.
Prima di venire in Italia, avevo sentito dire che fosse un po’ pericoloso, dato che questa è una città molto grande, più grande dell’Estonia (il paese da cui proveniamo). Invece non abbiamo avuto nessuna esperienza negativa con le persone; quasi tutti quelli che abbiamo incontrato sono stati molto gentili e amichevoli. Una cosa che ho notato degli italiani è che sono più socievoli e parlano molto più degli estoni.
Ci sono però dei lati negativi: una cosa che ho notato a Milano è che non ci sono molti alberi e aree verdi; un’altra cosa che ho visto in tutta la città è che le strade non sono molto pulite. Se ignorassimo questi problemi, Milano non sarebbe affatto una brutta città in cui vivere.”
Max: “Il mio tirocinio in Italia è stato splendido: mi sono sentito accolto e ho acquisito sicurezza. Ho fatto pratica con l’inglese e con un po’ di italiano (imparato con Duolingo), ho ammirato l’impressionante architettura storica anche se non capisco le persone che imbrattano di graffiti gli edifici! Superata una breve fase iniziale di rodaggio, le ottime strutture e la gentilezza dei locali hanno reso l’esperienza formativa e indimenticabile.“
Sander: “Nel complesso, lo stage è stato positivo perché ho migliorato il mio livello di inglese e ho imparato a comunicare e a confrontarmi meglio con le persone in questa lingua. Cosa più importante, ho imparato lo sviluppo web, un ambito con cui non avevo mai avuto a che fare prima; anche se non è esattamente ciò su cui si concentra la nostra specializzazione, è stato comunque interessante seguire l’intero processo, dal design all’implementazione. Ho sicuramente imparato molto e mi è venuta persino voglia di approfondire l’argomento in futuro.
Le persone sono generalmente gentili e disponibili e comunicano molto, anche se a volte per le strade si sentiva odore di cannabis; abbiamo visto anche dei truffatori e il modo in cui la gente parcheggia qui è curioso e decisamente più insolito rispetto all’Estonia. Tuttavia, anche questi piccoli dettagli non hanno lasciato una cattiva impressione dell’Italia; finora penso che qui ci siano un’architettura bellissima e brave persone.“
Proff. Alessandro Visigalli ICT, Web Design, Sviluppo App Android/iOS, Tutor Alternanza, Erasmus+
Il 15 maggio l’Università Cattolica di Brescia ospiterà l’evento conclusivo di “Carisma e STEM per cittadini del futuro”, il progetto, selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale, Due anni di laboratori immersivi, orientamento e attivazione del territorio nelle Scuole Superiori Canossiane di Monza, Como, Brescia, Legnano, Feltre e Treviso.
La mattina (ore 10.00–13.00) sarà dedicata alla disseminazione: scuole, partner e studenti si alterneranno per raccontare le esperienze più significative. Nel pomeriggio (ore 14.00–16.45) tre focus group paralleli riuniranno studenti, dirigenti e stakeholder per riflettere su quanto fatto e immaginare il futuro. Questa giornata sarà l’occasione per tirare le fila di questo percorso e aprire una conversazione più ampia: cosa funziona davvero quando si vuole avvicinare i giovani alla scienza?