Una intera settimana di scuola per imparare qualche segreto della professione giornalistica. Da lunedì 8 a venerdì 12 marzo due classi del Liceo Scienze Umane dell’Istituto Canossiano di Feltre (BL), negli ultimi giorni in presenza a scuola, hanno sospeso le lezioni per collegarsi con Roma.
La scuola ha aderito al corso “ Making news” proposto dall’Associazione I.M.U.N. (Italian model United Nation), una ONG associata al dipartimento di Global Communication delle Nazioni Unite che, a causa della pandemia, ha mutato la sua offerta in un “viaggio on line” all’interno del giornalismo.
Il progetto di didattica digitale integrata ha introdotto gli studenti nella storia e struttura di un giornale, nella costruzione di una notizia aiutando a conoscere le fonti e smascherare le fake news, spingendosi anche al giornalismo televisivo o a conoscere la deontologia professionale dei comunicatori. Le classi III e IV Scienze Umane al mattino hanno assistito a 20 ore di spiegazioni e poi 10 ore in back office per svolgere lavori di gruppo sotto la sorveglianza della docente Martina Regis. Ad esempio hanno raccolto documentazione per lanci di agenzia sulla vicenda Patrick Zaki, hanno svelato le bufale in rete sui danni derivanti dall’uso delle mascherine, hanno costruito reportage televisivi sugli attentati di Nizza.
La scuola ha deciso di proporre il corso e sostenere le spese di iscrizione per vivacizzare il lavoro scolastico specie durante questo periodo in cui gli studenti sono preoccupati e demotivati. Essendo un’attività parzialmente “pratica” Making News sostituisce i tradizionali tirocini (ex Alternanza scuola Lavoro) che è stato preferibile non attivare in tempi di diffusione del Corona-Virus. Gli incontri di Making News potranno aiutare gli alunni a diventare più abili nella scrittura e nell’informarsi in maniera critica, per una cittadinanza responsabile e attiva, aiutare a riconoscere delle notizie non documentate e anche fare da orientamento verso un possibile lavoro nella comunicazione. È stato utile anche stimolare la capacità di lavorare in gruppo e imparare ad apprendere da un docente tutor a distanza, modalità sempre più presente oggigiorno anche nell’insegnamento universitario e nel mondo del lavoro.
INel corso della pandemia è nata la web app Noi e Covid, ideata da Nicolini Laura Maria, studentessa di IV Liceo Scientifico presso l’Istituto Superiore Canossa Campus di Brescia ed elaborata poi insieme ad altri studenti. La web app nasce con l’intento di combattere il coronavirus con l’informazione. Crediamo che, fornendo alle persone le motivazioni per cui è giusto seguire le norme anti-covid, le si possa motivare a dedicarvi la giusta attenzione. La prima versione dell’app contiene delle card con una regola anti-covid ciascuna e la relativa spiegazione. Il tutto mediante bottoni intuitivi. Inoltre vi sono archivi di numeri di emergenza utili, dal supporto psicologico nazionale ai numeri dedicati all’emergenza, suddivisi per regione, e un aggiornamento costante della situazione della pandemia in ogni Paese del mondo.
I dati in tempo reale sono forniti dalla Hopkins University e consentono una panoramica generale dell’evolversi del virus. Nel periodo natalizio, nasce la funzione di autotracciamento, necessaria poi per tutte le occasioni di ritrovo con amici e parenti. Nella sezione contact-tracing, l’utente deve inserire i recapiti essenziali per ricostruire la sua rete di contatti: la propria mail e quella del proprietario di casa, la data e il luogo dell’incontro, oltre ai nominativi degli invitati. Tutte queste informazioni sono inviate via mail all’utente e all’altra persona indicata, senza però che l’app salvi alcun dato.
Quest’iniziativa è stata resa possibile grazie all’attento e prezioso supporto del C.lab di informatica, uno dei C.lab pomeridiani che gli studenti della scuola possono frequentare per approfondire, fare ricerca, seguire proposte di project work degli insegnanti e sviluppare propri progetti. Questo spazio insieme anche ad una delle materie opzionali (coding e web designer) che gli studenti del III e IV anno della scuola possono scegliere come parte del loro curricolo ha fatto da contenitore per sviluppare il progetto della app. La possibilità di usufruire di uno spazio scolastico per approfondire l’argomento e comprendere quale fosse il miglior modo per realizzarlo, avendo a disposizione anche le risorse tecniche e professionali della scuola, non l’ha solo reso possibile, ma ha fatto crescere in noi studenti il desiderio e la passione per portarlo a termine. Un ringraziamento speciale ai Professori Civardi Paolo e Ferrari Diego.
Tra impresa e creatività Un percorso di formazione e di crescita in memoria del nostro prof. Nicolò Sartoni
Chissà quante volte abbiamo ripetuto che non conta quante volte cadi, ma quante volte riesci a rialzarti; una bella frase, consolatoria, una specie di formula magica per gettarsi alle spalle i brutti ricordi. E quando accade veramente che, malgrado il dolore e le difficoltà, si riesce a rialzare la testa e a riprendere a camminare, allora si sperimenta un gusto nuovo nel fare le cose di ogni giorno e nasce un senso di appartenenza inatteso.
Sono passati tanti mesi dalla mattina del 6 ottobre 2020, una di quelle mattine di scuola che lasciano il segno e resteranno per sempre negli occhi e nel cuore di ogni studente. Nel teatro dell’Istituto erano presenti due proff straordinari: Cristian Rocca della Cooperativa STRIPES coop. soc. e Chiara Lorello, presidente dell’associazione “MeLa Gioco” per presentare il percorso di PCTO “Restart-Up”, promosso e realizzato dalla cooperativa sociale STRIPES in collaborazione con l’istituto “Barbara Melzi grazie al contributo di impresa sociale “Con i bambini”.
Il percorso è rivolto agli studenti delle classi quarte del Liceo delle scienze umane e dell’Istituto professionale socio-sanitario, i quali, non potendo partecipare ai consueti percorsi di alternanza scuola lavoro, hanno la possibilità di sviluppare competenze di indirizzo che l’attività didattica ordinaria non riesce a destare.
Infatti, mentre i ragazzi del professionale sono accompagnati nella creazione di una cooperativa sociale, quelli delle scienze umane, grazie al laboratorio di scrittura creativa, stanno realizzando un libro di racconti che sarà “edito” proprio dalla cooperativa fondata e gestita dai compagni. Due strade diverse, ma convergenti: da un lato si impara a fare impresa e a comprendere da vicino cosa significa essere un’organizzazione del Terzo settore, dall’altro si impara a fare di una competenza scolastica di base, una vera e propria arte con cui raccontare di sé e del mondo. L’incrocio tra queste due strade percorse prima in presenza e poi in DAD non resta sulla carta, ma assume la forma e i contenuti di una vera e propria opera editoriale che consentirà di sostenere le attività dell’associazione “MeLa Gioco” in memoria del prof. Niccolò Sartoni, docente di scienze motorie dell’Istituto Barbara Melzi deceduto nel giugno scorso a causa di un melanoma.
Quella mattina di ottobre le parole di Chiara Lorello hanno illuminato e commosso i ragazzi delle classi quarte, studenti che avevano ben conosciuto il prof. facendo esperienza di un’autorevolezza e di una passione educativa davvero uniche. Quando si cade e ci si rialza non mancano i graffi e le ferite che bruciano e lasciano cicatrici; quei segni restano impressi sulla pelle e sono lì a ricordarci quante volte siamo caduti e quante volte, insieme, dandoci da fare in silenzio, abbiamo ricominciato a camminare. Con gratitudine.
Sono un banco di scuola, abito in una classe delle scuole superiori della Barbara Melzi e misuro 50 cm di larghezza e 70 di profondità. L’altezza? Nessuna me l’ha mai chiesta; direi q.b.
Il 2019 si era concluso come al solito, con gli auguri dei ragazzi e dei proff e con le uvette del panettone spiaccicate sopra la mia testa, il profumo dolce dei canditi e le confezioni dei regali appena scarti accartocciate al primo piano. Sì perché noi banchi abbiamo due piani: il primo – il nostro cuore – che assomiglia ad un sottoscala dove i ragazzi lasciano di tutto (ma proprio di tutto!!) e il secondo piano, quello verde o bianco che tutti vedono, il volto pubblico.
Una bella pulizia e finalmente un po’ di riposo in attesa del 2020. Gli studenti ritornano – il ragazzo che abita da me si chiama Filippo – e la straordinaria vita di ogni giorno ricomincia. Ma arriva febbraio e succede qualcosa di strano; mai accaduto prima. Filippo non viene a scuola; è successo che si ammalasse, ma dopo un giorno o due ritornava. Questa volta no; passano i giorni, le settimane, i mesi. Filippo non ritorna e così i suoi compagni. Io non capisco, anche gli altri banchi restano vuoti. Ci guardiamo, ma c’è solo silenzio. Fa freddo.
Qualcuno di noi conserva ancora i libri al primo piano, qualche quaderno e i pacchetti dei fazzoletti di carta. Li coccoliamo, conservano ancora il profumo dei ragazzi. Niente disegni sul secondo piano, niente suggerimenti scritti in matita da nascondere sotto il foglio della verifica, niente dita sporche che fanno sparire i suggerimenti con la saliva, niente mani unte dopo l’intervallo, niente scarpe puzzolenti e carte di merendine al primo piano. Niente.
La primavera trascorre così; nel silenzio assordante dell’assenza di Filippo e dei suoi compagni.
A giugno, praticamente alla fine della scuola quando il sudore delle ore di gioco si confondeva sulla nostra pelle con le briciole, le gocce d’acqua e le matite temperate, sento che succede qualcosa di doloroso; sentiamo solo delle voci, ma da quelle parole capiamo che qualcuno è volato in cielo. Già a marzo avevamo intuito che qualcosa di brutto stava succedendo, ma ora, ma ora sento che Filippo vorrebbe bagnarmi con le sue lacrime.
Finalmente con gli esami dei più grandi, riesco a vedere i proff e anche qualche volto dei ragazzi. Oddio, in realtà sono strani, sono tutti mascherati, indossano i guanti e non passa ora che qualcuno venga a pulirmi; non ci sono macchie di inchiostro o impronte da rimuovere, ma pare che ci sia uno sporco che chiamano Covid. Allora pulitemi bene, pulitemi tutto anche se con tutto questo alcol finirò certo per ubriacarmi…
Arriva l’estate, il sole ci scalda e si avvicina l’inizio di un nuovo anno di scuola. Finalmente rivedrò Filippo.
Si sente che c’è attesa: prendono le misure, mettono degli adesivi colorati sotto i nostri piedi, ancora ci puliscono e disinfettano. Tutto è pronto. Spiace un po’ che noi banchi dobbiamo stare separati, ma è un sacrificio che si può fare.
Eccolo, eccoli…. voi non lo sapete ma noi sorridiamo quando arrivano i ragazzi la mattina; e non importa se ci scaricano addosso tutto il peso dei loro zaini, se si siedono sopra di noi, se ci sporcano la faccia con il caffè caldo ancora prima dell’appello… sono fatiche che si fanno volentieri!!! Noi siamo i banchi di scuola e siamo forti!
Arriva l’autunno e torna la solitudine. Almeno i banchi nelle classi delle medie hanno la fortuna di avere i loro ragazzi, possono sentire il profumo della colla che si appiccica da tutte le parti mentre fanno i lavoretti di Natale, le briciole di gomma che sono soffiate via dai fogli e ci fanno il solletico…. Noi banchi delle superiori ci accontentiamo di sentire i proff che parlano con i ragazzi attraverso il pc messo su mamma cattedra… non è molto, ma almeno non restiamo da soli.
Il 2020 è finito, dalla finestra vediamo scendere la neve; chissà se a gennaio i ragazzi torneranno in classe; desideriamo tanto riabbracciarli. Sarebbe un regalo meraviglioso e sono certo che anche Filippo non vede l’ora di tornare da me, di pastrugnarmi tutto, di appoggiare la sua testa sulla mia quando le lezioni sono noiose e i pensieri corrono fuori dalla finestra. Tutti noi ci stiamo preparando con il vestito più bello, hanno rimesso gli adesivi sotto i nostri piedi e pregustiamo i colori, i sapori e gli odori dei giorni antichi; addirittura ho quasi nostalgia delle gomme da masticare attaccate sotto il primo piano dove ora compare la scritta “Ciao Guerriero” con un grande cuore.
Sono solo un banco di scuola di una classe delle superiori della Barbara Melzi, misuro 50 cm di larghezza e 70 di profondità e ho tanta voglia di rivedere il “mio” Filippo.
È partito ufficialmente il 1° marzo il nuovo progetto Erasmus+ nel settore creativo. Con la partnership già testata nel precedente progetto CS-21 si è presentato un nuovo progetto nell’ambito della call straordinaria per il finanziamento di partenariati strategici in risposta all’impatto del Covid-19 sui temi dell’educazione digitale e della creatività.
Capofila del progetto il Grafisch Lyceum di Rotterdam che, per 18 mesi, condurrà le fila di questo scambio di buone pratiche con l’obiettivo di far progredire e rafforzare la capacità dei docenti nei centri di istruzione e formazione professionale di sviluppare e fornire un’istruzione digitale efficace, di alta qualità e inclusiva all’interno del settore creativo.
L’attuale crisi legata alla pandemia da COVID-19 ha, infatti, accelerato la necessità di modernizzazione e trasformazione digitale dell’istruzione e della formazione in tutta Europa e, mentre molti enti hanno risorse adeguate e una notevole conoscenza ed esperienza nel fornire agli studenti un efficace insegnamento online, altri, purtroppo, non ne sono dotati.
Durante questa crisi globale gli educatori hanno dovuto adattarsi e imparare molto rapidamente – in ‘tempo reale’ – come pianificare e fornire un curriculum coinvolgente e inclusivo ‘a distanza’, aiutando contemporaneamente i loro studenti ad adattarsi all’enorme cambiamento nel modo in cui acquisiscono nuove conoscenze e competenze.
Nel concreto, il progetto sosterrà i docenti ad acquisire e sviluppare queste abilità/conoscenze attraverso l’organizzazione di settimane formative – di cui una organizzata da ENAC – in cui utilizzare strumenti didattici online accessibili, condividere idee, risorse digitali, esperienze e buone pratiche. È previsto che durante gli eventi di formazione ci saranno degli esperti per tenere delle masterclass e condividere pratiche innovative.
Inoltre, il progetto cercherà di sviluppare le competenze pedagogiche digitali dei docenti partecipanti in modo che possano formare altri colleghi nelle proprie organizzazioni per tutta la durata del progetto – e oltre. L’obiettivo del progetto è che l’apprendimento dei partecipanti vada a beneficio del maggior numero possibile di docenti, consentendo loro di fornire un insegnamento online a distanza/blended di alta qualità ai loro studenti.
«Social o non social? Questo è il dilemma». Un moderno Amleto potrebbe partire, oggi, da questo dubbio “esistenziale”. È indubbio che il mondo dei social network costituisca una grande occasione di dibattito: rischi e potenzialità di Instagram, TikTok, Facebook & co. sono sotto gli occhi di tutti, basta seguire le notizie più recenti. Non tutti coloro che si presentano come influencer e creatori di sfide, infatti, portano con sé messaggi positivi da seguire.
Durante le ore di religione, gli studenti delle classi seconde della SFP di Treviso hanno compiuto un esercizio di immedesimazione, proprio riguardo al mondo dei social. Cosa avrebbe pubblicato, al giorno d’oggi, nel suo profilo Instagram, l’uomo delle relazioni “per eccellenza”, ossia Gesù di Nazaret? Come avrebbe commentato alcuni suoi incontri, quale foto avrebbe scelto, quanti e quali #hashtag avrebbe utilizzato per rendere virali i suoi post?
Guidati da tre incontri significativi del Nazareno (con la donna adultera, con la vedova al tempio, con un malato in sinagoga), gli studenti si sono lasciati interrogare sul senso di questi racconti, si sono lasciati provocare dalle parole e dai gesti di Gesù e, grazie alle proprie competenze con i programmi di grafica, hanno realizzato tre “post” da pubblicare su Instagram, come Gesù stesso avrebbe fatto.
Il risultato è stato davvero molto interessante. Gesù, in fondo, si è rivelato essere il primo – e il migliore – influencer di sempre (con buona pace di Chiara Ferragni).
È stato un anno lungo e difficile e ancora non ne vediamo la fine, però in fondo a questo tunnel abbiamo scelto di vederci almeno la luce. È per questo che abbiamo ripreso, seppur con tanti dubbi e incertezze, ma sicuramente anche tanta speranza, a riprogrammare le mobilità Erasmus.
Dopo mesi passati prima a gestire l’emergenza e poi, con rassegnazione, a cancellare quello che era stato programmato i mesi precedenti, abbiamo ripreso in mano i progetti internazionali facendo un passo alla volta finché, stanchi del mondo virtuale, abbiamo deciso di provare a recuperare quello reale.
Abbiamo dunque trascorso l’autunno a contattare i partner esteri, a capire come loro si stessero organizzando, come intendessero reagire a quella che da emergenza stava diventando la nuova normalità, con restrizioni e accortezze varie. Abbiamo raccolto pareri, racconti, esperienze e anche documenti e protocolli. Alla fine della seconda ondata siamo arrivati davanti a un bivio: non fare nulla per un altro anno oppure rischiare e programmare dei flussi per l’estate successiva. Per contenere il rischio si è optato per gruppi piccoli in partenza da almeno fine giugno, evitando quindi gli stage curricolari durante l’anno formativo. Inoltre, per non vanificare gli sforzi, si è optato per una formula blended, ovvero delle settimane di preparazione online nei mesi primaverili a cui far seguire delle settimane di mobilità fisica nel periodo estivo. I nostri centri hanno accolto favorevolmente la proposta e così ci siamo messi a lavoro concretizzando quelle che fino a quel momento erano state solo delle ipotesi. Il progetto ENACplus, che inizialmente sarebbe dovuto terminare il 31 marzo, è stato quindi prorogato per poter utilizzare fondi già stanziati dall’Agenzia Nazionale INAPP e all’interno di esso si è iniziato a confermare i gruppi
Ad oggi hanno dato la propria adesione 9 tra centri di formazione professionale e licei canossiani: circa 50 studenti parteciperanno alle settimane di preparazione online con i partner europei già dal prossimo 12 aprile, mentre, a partire dal 25 giugno, i gruppi si recheranno all’estero per fare le tre settimane di tirocinio in azienda. 4 gruppi andranno in Spagna tra luglio e settembre, 2 hanno scelto invece Malta a giugno/luglio, anche per mantenere l’uso della lingua inglese, mentre altri 2 gruppi, di cui uno condiviso tra due licei, andranno in Irlanda, uno a luglio e uno a settembre.
Infine, ma non per importanza, segnaliamo l’adesione di un decimo centro che ha scelto una via alternativa, quella del 100% virtuale. Una mobilità che sperimenteremo per gli studenti per la prima volta e che stiamo costruendo parlando con diversi partner in Europa. Tra essi selezioneremo quello più confacente ai nostri obiettivi e che potrà essere una scuola estera con cui condividere gli obiettivi oppure un’azienda affermata del settore che commissionerà dei lavori a distanza ai nostri ragazzi e ragazze.
Il 25 Marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno di Dante nella Divina Commedia, si celebrerà il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri, recentemente istituita dal Governo italiano. Quest’anno il festeggiamento coincide con il settecentesimo anniversario della morte di Dante che nacque a Firenze tra maggio e giugno del 1265 e morì in esilio a Ravenna, la notte tra il 13 e il 14 settembre.
Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana e ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.
Gli studenti della classe 3^D della Scuola di Formazione Professionale ENAC Veneto (sede “Istituto Canossiano Madonna del Grappa” di Treviso) hanno immaginato che, forse per colpa di tanto clamore e magia legati all’evento, il sommo poeta, Dante Alighieri, fosse ricapitato in carne e ossa tra noi, curioso come non mai di conoscere il nostro mondo e di farsi conoscere agli studenti. Lo studente fortunato selezionato dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi per intervistarlo è stato Matteo Gaudioso.
Di seguito gli esiti spassosi e interessanti di questa finzione letteraria.
M: Buongiorno Sig. Durante; mi presento: sono Matteo Gaudioso e sono stato inviato dalla mia classe, la III D del Scuola di Formazione Professionale ENAC Veneto (sede “Istituto Canossiano Madonna del Grappa” di Treviso) per intervistarla in occasione della celebrazione dei 700 anni dalla sua morte, il prossimo 25 marzo. Come prima cosa ci tengo a ringraziarla per la sua squisita disponibilità.
D: Buongiorno a Lei, giovin signore, e grazie per l’invito; intanto può chiamarmi Dante anche perché Durante non mi ci chiamavano neanche il mi babbo e la mi mamma. Mi tolga una curiosità: cos’è quel cencio colorato che le copre il grugno ed il naso? Un curioso vezzo? Una moda? Ne ho visti tanti come lei così abbigliati e sono curioso.
M: Sommo Dante; forse non è stato informato che il mondo, da circa un anno, è flagellato da un tremendo virus che ha ucciso molte persone e continua ad uccidere e che ha modificato le nostre abitudini e le nostre vite. Il cencio, come l’ha chiamato lei, si chiama mascherina e serve per proteggersi da questo infido virus.
D: Accidenti!!! In effetti per prepararmi a questa intervista gli organizzatori mi hanno messo a disposizione una scatola luminosa e parlante, televisione mi hanno detto che si chiama: sentivo parlare di corona-virus ma ingenuamente pensavo che fosse un problema che riguardasse solo i nobili, quelli il cui capo è appunto cinto da una corona di varie forme e grandezza. Evidentemente mi sbagliavo…
M: L’umanità ne sta uscendo a fatica; la scienza è riuscita a trovare un vaccino per debellare questa piaga e dall’inizio di quest’anno è iniziata la vaccinazione della gente in tutto il mondo, nella speranza che tutti, ricchi e poveri, possano ricevere il vaccino.
D: Ai miei tempi accadde qualcosa di simile con la peste nera che fece milioni di morti in Europa, ma io già non c’ero più perché ero morto una ventina di anni prima. Tra le altre cose furono in molti a dire che la causa della mia morte potrebbe essere stata la malaria, una malattia che viene trasmessa attraverso il pizzico di una zanzara che mi avrebbe morso proprio in occasione di un viaggio dalle sue parti, a Venezia per la precisione.
M: Pensa un po’, questa cosa proprio non la sapevo. Oggi, almeno nella parte di mondo civilizzato, peste e malaria non ci sono più, ma in compenso ci sono state diverse pandemie causate da virus terribili che ancora la scienza non è riuscita a sconfiggere.
D: Sempre dalla televisione ho saputo che avete avuto anche altri problemi sparsi per il mondo che i miei tempi non hanno conosciuto: guerre mondiali, gente che uccide altra gente per motivi religiosi o di razza, persone che approfittano della loro posizione per rubare ed affamare i più bisognosi…
M: Beh, se mi permette Signor Dante anche ai suoi tempi guerre per motivi politico-religiosi si sono combattute; proprio a Firenze chi sosteneva l’Imperatore, i ghibellini, e chi sosteneva il Papa, i Guelfi, si sono scontrati! Anche lei, membro del partito dei Guelfi, ne subì le conseguenze; con l’accusa di corruzione e furto di pubblico denaro venne condannato al rogo e fu costretto a lasciare per sempre Firenze dove non è tornato neanche dopo morto, visto che le sue spoglie sono sepolte a Ravenna.
D: Mio giovin signore! Sarebbe un discorso che porterebbe via troppo tempo; sarebbe anche poco interessante e mi farebbe rivivere momenti molto dolorosi che vorrei evitare; solo la morte prematura della mia povera Beatrice mi ha fatto soffrire di più.
M: Rispetto la sua volontà e mi scuso per averle fatto riafforare ricordi dolorosi. Sono troppo curioso però; mi concede un’ultima domanda personale?
D: Concessa.
M: Ma perché lei e Beatrice non vi siete sposati?
D: Giovinotto! Le rispondo solo per l’innocenza e l’ingenuità della sua domanda. Deve sapere che ai miei tempi i matrimoni erano combinati dalle famiglie quando i futuri sposi erano dei bimbetti ed erano basati su presupposti che erano tutto fuori che sentimentali; dominavano motivi economici e politici e la volontà dei coniugi non contava nulla. Fu così anche per me; mi sono sposato a trent’anni con Gemma Donati, ma il matrimonio fu deciso 18 anni prima dal mi babbo e dal mi suocero Manetto, che anni dopo divenne mio avversario politico. Bice (vedi Beatrice) ha avuto la stessa sorte e fu promessa ad un altro; tutto qua, non c’è nient’altro da sapere.
M: Grazie per la sincerità, signor Dante. Lei è considerato il padre della lingua italiana ed ha lasciato all’umanità un’opera immortale come la Divina Commedia, che praticamente ha scritto quasi esclusivamente in esilio dalla sua Firenze, da cui era fuggito per motivi politici. Mi chiedo come sia riuscito a comporre un’opera così grande ed impegnativa in un momento della sua vita personale così tormentata; Beatrice non era morta da tanto, era lontano dalla sua amata Firenze, eppure ha mantenuto la lucidità necessaria per comporre un capolavoro di tale portata ed importanza. Quale è stato il suo segreto?
D: Concentrarmi sull’opera ha rappresentato la mia salvezza: effettivamente stavo attraversando un periodo difficilissimo, mi ero ritrovato “in una selva oscura” e scrivere un’opera così complessa e articolata mi è servito per ritrovare il mio equilibrio e riprendere il mio cammino. Pensi che il mio straordinario poema allegorico conta 100 canti in terzine, divisi in tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso per un totale di 14 233 versi!
M: Caspita! Oltre all’immenso valore artistico dell’opera, quale è stato il messaggio che ha voluto lasciare alle future generazioni?
D: Più che un messaggio una speranza; quella di lasciare uno strumento che potesse offrire ai lettori la stessa opportunità offerta all’autore ossia quello di ritrovare l’orientamento in un momento difficile della propria vita attraverso un percorso dall’inferno al paradiso passando per il purgatorio.
M: Siamo giunti al termine di questa intervista; la ringrazio ancora per la disponibilità e per l’onore che mi ha concesso.
In occasione della conferenza annuale, EfVET – il network europeo per la formazione professionale di cui ENAC è membro dal 2018 – offre ai propri membri l’opportunità di diffondere i risultati dei loro progetti al fine di valorizzare i risultati delle migliori pratiche.
Durante le Roundtable i partner dei vari progetti europei hanno l’opportunità di fornire informazioni più approfondite a tutte le persone interessate e di discutere le future opportunità di cooperazione. Durante questo evento ENAC e l’Università Cattolica presenteranno i principali risultati del progetto, nello specifico:
il primo Output Intellettuale che consiste in una Relazione sulle UTC-University Technical Colleges e su come trasferire il modello in altri contesti
il secondo Output Intellettuale – Quadro metodologico e strumenti comuni per lo sviluppo di un nuovo curriculum
To participate, send an email to enac@enac.org indicating:
email address to which the link to participate should be sent
Dalla Iefp ai servizi per il lavoro, perché la formazione non è un’isola
Il seminario rappresenta un’occasione per fare il punto sul valore strategico della Formazione Professionale e sulla transizione dalla formazione al lavoro.
Durante l’incontro interverranno le Istituzioni di riferimento e i principali attori del territorio regionale dell’Emilia Romagna. In anteprima saranno presentati anche alcuni brevi video sulle attività core e sugli spin off metodologici e formativi di ENAC Emilia Romagna.
L’appuntamento è per mercoledì 16 dicembre 2020 dalle ore 14.30 alle 17.30.