Informazione, cultura e competenze per orientare il futuro. Sono questi gli assi su cui è stato costruito il doppio appuntamento (in azienda e in classe) che Canossa Campus ha promosso con Feralpi Group in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza.
L’obiettivo della nona edizione del programma DEPLOY YOUR TALENTS, promossa da CSR Europe e sul territorio nazionale da Fondazione Sodalitas, è quella di favorire e sensibilizzare le giovani studentesse verso le materie tecnico-scientifiche.
Canossa Campus ha coinvolto Feralpi Group in molteplici incontri, integrando il progetto all’interno della più ampia cornice “D&I” (Diversity & Inclusion), che si occupa di diffondere internamente all’interno dell’organizzazione una cultura aziendale e politiche inclusive, libere da discriminazioni e pregiudizi, per valorizzare i talenti in tutta la loro diversità. All’incontro in stabilimento, ha fatto seguito la visita delle professioniste di Feralpi in classe che ha permesso di presentare le opportunità tecnico-scientifiche che propone l’ambito siderurgico ma anche ascoltare le testimonianze di conciliazione fra vita personale e professionale.
Oltre a questo, dopo una presentazione generale alle classi Quarte e Quinte – attraverso una procedura di candidatura e selezione – un gruppo di studentesse del Liceo Scientifico Bilingue lavoreranno ad un Progetto di comunicazione che nel piano di Fondazione Sodalitas verrà presentato (insieme alle altre partenship tra scuole e aziende) all’interno della manifestazione STEMinthecity, l’iniziativa promossa dal Comune di Milano per diffondere la cultura delle discipline tecnico-scientifiche e ridurre il divario di genere nelle professioni STEM.
ENAC Puglia e la giornata per le vittime della mafia
In occasione del 21 marzo, giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, l’ENAC Puglia ha programmato una visita guidata per gli allievi a Cerignola, presso il “Laboratorio di legalità Francesco Marcone, terre liberate dalla mafia”, gestito dalla cooperativa sociale “Pietra di scarto”. Il presidente della cooperativa, Pietro Fragasso, ha raccontato la straordinaria importanza dei beni confiscati alla mafia per la liberazione dei territori e le attività in essere, in particolare il loro impegno per la costruzione di una filiera equa e solidale del pomodoro.
Pietro ha accolto gli studenti con la frase “Benvenuti a casa vostra”. Una targa all’ingresso ci ricorda che la mafia ha perso e che i beni confiscati grazie alla legge 109/96 sono stati restituiti alla collettività. È proprio su un bene confiscato alla mafia locale che nasce la cooperativa Pietra di scarto. Perché il nome Pietra di scarto? Il nome deriva dal Salmo 118 della Bibbia che recita: “La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo”. È stata scelta questa citazione per affermare che tutte le persone, che lo Stato definisce svantaggiate, e che in realtà sono solo persone fragili – come gli ex-detenuti, migranti, ex-tossicodipendenti – possono diventare pietre angolari nella loro vita e in quella degli altri.
Il presidente ha poi raccontato la storia della nascita della cooperativa e delle mafie locali e, in particolare di come la società civile si è opposta al potere delle mafie, ricordando la figura di Francesco Marcone, ucciso dalla mafia nel 1995 per aver scoperto nel corso del suo lavoro e denunciato interessi di vari esponenti della città collegati con quelli della mafia locale. Nella diffusione della cultura antimafia riveste un ruolo importante il “laboratorio di legalità” dedicato proprio a Francesco Marcone, ma soprattutto l’inserimento lavorativo di persone che provengono da situazioni di fragilità e che sono a rischio di esclusione sociale. A tal proposito gli studenti hanno ascoltato la testimonianza di Giuseppe, che è l’esempio del cambiamento e della valorizzazione della ricchezza di ogni essere umano, senza nessuna distinzione e pregiudizio. Giuseppe ha poi condiviso la sua esperienza di vita: dal suo passato caratterizzato da errori e fragilità, al momento in cui ha deciso di darsi una possibilità di migliorare e cambiare la sua vita. Oggi Giuseppe è un uomo con obiettivi e valori diversi rispetto a prima: oltre a lavorare onestamente si impegna tanto per il sociale e per la sua vita personale. La lezione più importante che la testimonianza di Giuseppe ha dato è che “quando hai commesso errori e hai voglia di riprenderti la tua vita, è necessario che qualcuno sia pronto a darti un’opportunità”.
La giornata si è conclusa con la visita del laboratorio agroalimentare destinato alla produzione di conserve di pomodoro, esempio di un’agricoltura sostenibile in opposizione alla piaga del caporalato e dello sfruttamento della manodopera. In questo laboratorio, nel 2021, hanno prodotto 40mila bottiglie di passata di pomodoro, e impiegato nella trasformazione tre donne e due uomini, assunti regolarmente e pagati in modo onesto. Gli obiettivi sono l’investimento sulla qualità dei prodotti, sulla dignità dei passaggi della filiera e sulla corresponsabilizzazione dei consumatori. Gli studenti dell’ENAC Puglia sono tornati a casa arricchiti grazie a questa esperienza che ha lasciato loro delle lezioni importanti: la speranza e coraggio di poter cambiare la propria vita, il loro modo di pensare ma anche il loro territorio; l’importanza della determinazione nel rincorrere i propri sogni e valori di giustizia, ed infine, l’importanza di credere in sé stessi e saper chiedere aiuto.
Si ringraziano Giada, Maria Pia e Aurora, alunne del corso “Operatore della trasformazione agroalimentare – Pasticciere, Panettiere e Pastaio”
Non esiste luogo che non possa divenire esso stesso dimora di bellezza. In un periodo così difficile per la storia dell’umanità, cosa possiamo fare affinché il ritorno al bello possa essere una piccola ancora di salvezza dalle brutture del mondo?
Quando parliamo di arte non sempre possiamo parlare di bellezza poiché l’arte, in quanto tale, proviene da ciò che dimora così tanto in profondità, spesso, da apparire oscura e, talvolta, incomprensibile. Ma c’è una via d’uscita: la luce.
Portare il buio alla luce, con coraggio; con il silenzioso grido di chi, il bello, lo desidera. In questo gioco di pieno e vuoti, da dentro a fuori, possiamo rendere visibile il desiderio di un luogo migliore a misura d’uomo o, ancora di più, a misura di bambino. Se c’è una cosa che sto imparando, ogni giorno, è che non esiste una verità più pura di quella “urlata” da un bambino felice o arrabbiato o, ancora, triste. Perché in questo tempo di tempesta, loro riescono a destreggiarsi con lo sguardo della speranza che li porta ogni giorno a colorare un mondo diverso da quello che li circonda. Mi son chiesta, spesso, come facciano ma la risposta è semplice e complicata allo stesso tempo: riescono a sognare così tanto da vedere oltre.
In fondo cos’è un artista? Un sognatore coraggioso, capace spesso di rappresentare una terribile e atroce realtà ma anche una meravigliosa soluzione fatta di colori, macchie, linee. Tutto lo scarabocchio interiore di cui siamo fatti e che, loro, i bambini, sanno leggere bene e sgrovigliare. L’arte in sé racchiude sempre un bisogno estremo di comunicare al mondo qualcosa, dopo essere stato tanto taciuto, interiorizzato ma soprattutto vissuto. L’arte è un dono da condividere col mondo. Guardate i bambini, quando realizzano un’opera la portano in giro facendola vedere alle persone più importanti per loro perché sanno di aver creato qualcosa di bello e, quando qualcosa è bello, va condiviso con chi si ama.
L’arte è la capacità di percepire sé stessi. L’arte è un dono dato agli uomini per gli uomini fin da bambini; è salvezza, in un mondo in cui siamo abituati a guardare più schermi che volti. Tutti gli esseri viventi fanno arte: anche le api che sembrano danzare prima di posarsi su un fiore o il canto soave di un uccellino, la complessa forma di un fiocco di neve vista al microscopio. Se pensiamo alla bellezza che ci circonda, riusciamo a percepire l’intera creazione come un’opera d’arte? Se così fosse, se avessimo lo spirito libero dalla bruttura, forse oggi non ci sarebbe bisogno di cadere nel buio di un conflitto, nella forma più bassa di cui siamo capaci. Ma l’artista può creare. È forse questa una speranza? Attraverso la sua intelligenza e la sua sensibilità può, egli, far qualcosa di nuovo?
È così che cerchiamo di approcciarci al bello, presso la Canossian School di Catania, dove i bambini hanno la consapevolezza di avere il potere e la capacità di creare. Si sentono chiamati a partecipare, ogni giorno, alla dimensione del bello che arricchisce e che tocca le corde del cuore. Quella vocazione intesa non come momento in cui Dio ci dice di restare lì ma di andare, di muoverci, di lavorare di più per Lui e, quindi, per un mondo più “colorato” che può anche sconvolgere, proprio come un vento forte che, soffiando, ti stravolge dentro e ti fa vibrare l’anima, scombinando il tuo sguardo che, non sarà più lo stesso. Abbiamo la consapevolezza che fare arte per noi è anche stare insieme, partecipare al dono dell’uno per l’altro. Non c’è divertimento se anche uno solo di noi non sta bene o è assente. Perché questo non potrebbe essere un riflesso, in piccolo, di ciò che dovrebbe essere il mondo? Quel luogo perfetto in cui risuona uno spazio di amore come dono di Dio per noi, perfetto e, allo stesso tempo, gradito a Lui.
Fare arte non ci spaventa. Perché uso questo termine? Perché abbiamo compreso che, talvolta, l’arte può quasi far paura, poiché ti costringe a vedere dei dolori che non vuoi vedere ma che, alla fine, ti fa abbracciare anche le emozioni più brutte affinché possano essere trasformate, come per magia, in qualcosa di nuovo, prezioso e unico.
È partita a gennaio 2022 l’iniziativa Canossa Caffè per mettere in rete le realtà educative canossiane di ogni ordine e grado sui temi della didattica, della formazione e dell’educazione.
Il primo incontro ha riunito le scuole dell’infanzia sul tema delle buone pratiche e delle progettazioni trasversali, scalabili in altri contesti territoriali. Hanno partecipato 43 operatori della scuola in rappresentanza di 11 sedi. Sono emerse moltissime attività, anche innovative, per favorire non solo l’apprendimento e l’inclusione, ma anche lo sviluppo delle capacità individuali del singolo bambino in funzione dell’ambiente circostante e delle emozioni che sente e prova in un contesto di relazione. Solo per citarne alcune, laboratori di telegrafismo, arte e filosofia, creazione di orti sinergici e percorsi sensoriali in collaborazione con nonni e volontari (progettazione inter-generazionale), accompagnamento in piscina e peer education dove gli “educatori” sono gli studenti delle classi superiori o i volontari in servizio civile. Gli altri due incontri hanno coinvolto infanzia-primaria e secondarie/IeFP sul tema della tutela ambientale.
Il primo gruppo ha visto la partecipazione di 54 persone e 17 realtà educative; sono emerse esperienze molto significative che vedono i bambini protagonisti del “fare” (piantumazione, pulizia giardini e spiagge, raccolta differenziata, allevamento di api, ect) per diventare cittadini attivi e virtuosi nell’ambito della salvaguardia ambientale e della biodiversità.
Il secondo appuntamento ha coinvolto 14 direttori/insegnanti di 9 realtà formative canossiane con la compartecipazione di una rappresentanza dell’ENEL Foundation. Oltre al protagonismo degli studenti, è stato messo in risalto l’importante lavoro di rete col territorio fatto dalle Direzioni per creare sinergie con enti municipalizzati, istituzioni pubbliche e fondazioni per far provare esperienze dirette agli studenti su come si diventi cittadini green e cosa sono i green jobs, di cui tanto si discute oggigiorno. I prossimi Canossa Caffè saranno “tematizzati” insieme alle Direzioni e riguarderanno argomenti trasversali alle scuole/plessi della rete canossiana.
L’eco sui social per la festa di Santa Giuseppina Bakhita
Come già saprete, lo scorso 8 febbraio ricorreva la festa di Santa Giuseppina Bakhita. La risonanza che tale evento ha avuto sui profili social delle varie realtà appartenenti alla Comunità Canossiana è stata talmente significativa da farci pensare di dedicarvi uno spazio sul nostro sito. Eccovi quindi una carrellata di immagini condivise sul web per l’occasione! Fate scorrere le immagini cliccando sulle frecce bianche ai lati delle foto, oppure selezionate le miniature delle immagini qui in basso.
Sessioni di lavoro dense di forti emozioni e di significato quelle del 9 e 10 febbraio scorso quando alcuni componenti del gruppo Presidio Pedagogico hanno “raccontato” il proprio Centro con riferimento alla personalizzazione del curricolo dell’educazione al lavoro, all’offerta formativa e al modello organizzativo. L’auspicio è quello che aspetti pedagogici e organizzativi possano integrarsi in un processo virtuoso del quale si faranno portavoce gli Enti con gli interlocutori nazionali e regionali.
Come ha ricordato Maria Paola dell’ENAC di Fidenza, la Regione Emilia Romagna si caratterizza per alcune peculiarità, non particolarmente favorevoli, della normativa sulla IeFP.
Il progetto Assi Culturali nel 2021 ha ispirato questo Centro a ripensare la prospettiva culturale dell’offerta formativa. Sono state reintrodotte le discipline, declinandole su situazioni tipo e sui compiti sfidanti per rimotivare i ragazzi avvicinandoli ad obiettivi professionali che avessero un senso compiuto e nel quale riconoscere il proprio valore (autovalutazione). Inoltre, ha raccontato Maria Paola, sono stati impiegati dei finanziamenti a latere (Azione regionale per il successo formativo) per rendere il curricolo flessibile e personalizzato con corsi opzionali a sostegno o potenziamento dei talenti dei ragazzi. Molto apprezzato questo cambiamento di paradigma che denota una visione alta del compito educativo votato a rafforzare nei ragazzi, in transito, a causa della normativa vigente, da un insuccesso o da una scelta di ripiego, la consapevolezza della loro preziosità e dignità.
Il prossimo attesissimo appuntamento del gruppo Presidio Pedagogico si terrà il 24 marzo 2022.
Nel corso di questo anno scolastico, l’Istituto Canossiano Barbara Melzi ha avuto il piacere di accogliere alcuni ragazzi delle classi IV del Liceo delle Scienze Umane e del Liceo Socio Economico per condividere la loro esperienza di PCTO – Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento, vale a dire quei percorsi per gli studenti dei licei basati su contesti di esperienza utili a favorire la conoscenza di sé, delle proprie attitudini, delle proprie competenze in funzione di una scelta post diploma più consapevole.
I ragazzi, suddivisi in coppie, sono stati inseriti nelle singole classi della scuola primaria in accompagnamento alle attività didattiche.
Partendo da un’attività di osservazione partecipante delle attività proposte nelle varie classi, al termine del loro periodo di PCTO i ragazzi della scuola secondaria hanno progettato insieme alle insegnanti alcune semplici lezioni di italiano, matematica, scienze, inglese che hanno poi presentato in aula ai bambini con grande entusiasmo, consapevoli che solo mettendosi direttamente alla prova si riesce davvero ad apprendere.
L’esperienza è stata altamente positiva e significativa. I ragazzi hanno sperimentato una grande accoglienza da parte dei bambini e dei docenti ed un buon coinvolgimento ed interesse verso le attività didattiche, dimostrandosi disponibili e capaci di relazionarsi in modo positivo con insegnanti ed alunni e di inserirsi in modo propositivo nel contesto scolastico che diventava in quel momento il loro contesto lavorativo.
Madre Catherine Fung da Hong Kong racconta la sua storia a ENAC
Buongiorno Madre Catherine, ci racconta un po’ di lei? Dove è nata e come è stata la sua infanzia?
Sono Madre Catherine Fung e faccio parte della grande famiglia canossiana. Vivo ad Hong Kong, dove sono nata e cresciuta all’interno di una famiglia cattolica. Direi che fin dall’infanzia ho vissuto in un clima fortemente religioso: mio padre era un professore presso una scuola canossiana, che è stata anche la mia scuola a partire dall’età di 6 anni fino al termine della scuola secondaria. Da piccola i miei genitori mi portavano in chiesa tutte le domeniche. In più, frequentavo la scuola domenicale e prendevo parte alle attività organizzate dalla mia parrocchia.
Com’è venuta a conoscenza della storia di Maddalena di Canossa? Qual è stato il cammino che l’ha portata a diventare una Madre Canossiana? Ha avuto delle difficoltà durante il suo percorso?
Ho conosciuto la storia della nostra Fondatrice da bambina, quando frequentavo la scuola canossiana. Durante il mio percorso di studi, ho avuto la possibilità di entrare in contatto con le madri canossiane e di imparare molto da loro a catechismo. Ricordo che la mia insegnante di catechismo mi accompagnava sempre alle diverse attività organizzate dalla famiglia canossiana. Forse già in quel momento il seme della vocazione aveva preso posto nel mio cuore. Quando partecipavo al rito della Professione delle madri, ero davvero commossa e speravo che un giorno arrivasse anche il mio turno. Così, una volta finito il liceo, sono entrata nel convento canossiano per unirmi alla comunità religiosa e iniziare il mio cammino vocazionale qui a Hong Kong. La mia famiglia mi ha appoggiato in questa scelta e ha capito fin dal principio che questa era la strada che il Signore aveva aperto per me. Ovviamente qualche difficoltà l’ho avuta, ma per grazia di Dio ho accanto a me i miei “angeli” sempre pronti a sostenermi: la mia famiglia, le sorelle canossiane e il mio direttore spirituale.
Per un periodo ha vissuto a Verona, presso Casa Madre. Cosa l’ha portata in Italia? Che ricordi ha di quel periodo della sua vita?
Dal 2018 al 2019 ho vissuto in Italia per la mia formazione carismatica. Ho passato la maggior parte del tempo a Roma, e 3 mesi a Verona. Vivere a Casa Madre è stato un sogno per me: quando sono entrata oltre la porta di ingresso non ho potuto fare a meno di emozionarmi e ringraziare Dio per avermi dato questa possibilità straordinaria. In quei tre mesi a Verona ho imparato così tanto! Le parole di Don Luigi Libera risuonano ancora nel mio cuore: “Coraggio, abbandoniamoci sempre più alle braccia amorose del nostro Dio. Figlia mia, cammina con coraggio e semplicità”. Ricordo con enorme gioia il mio soggiorno con le sorelle a Verona: la loro quotidiana testimonianza d’amore mi ha fatto conoscere meglio quali siano le vere qualità dell’essere canossiana.
Ora è tornata a vivere nel suo paese natale e si occupa di insegnamento. Può raccontarci qualcosa in più della comunità canossiana di cui fa parte?
La nostra Provincia di Regina Martyrum – Hong Kong, è la prima terra di missione della Famiglia Canossiana, fondata nel 1860. Attualmente ci sono 85 sorelle distruibuite in 12 comunità; l’età media è di 73 anni e sono presenti 6 nazionalità diverse: cinese, indonesiana, italiana, portoghese, malese e singaporiana. Nonostante la sfida dell’invecchiamento e la diminuzione del numero di suore, ringraziamo Dio per il dono di nuove vocazioni. Attualmente abbiamo due postulanti che stanno facendo la loro formazione iniziale nella Provincia delle Filippine. Le suore sono incoraggiate a partecipare ai programmi vocazionali della diocesi e a coltivare vocazioni nel cuore degli studenti e dei laici che Dio ci ha affidato nelle 20 scuole che gestiamo. Inoltre, prestiamo servizio nel nostro ospedale canossiano a Hong Kong e gestiamo una casa per anziani a Macao
Cosa si augura per il futuro?
Mi auguro di continuare a crescere e migliorarmi, diffondendo il carisma canossiano, lavorando con e per gli altri, specialmente i più bisognosi. Ammetto che l’appello a “fate conoscere Gesù” è stato più impegnativo in quest’epoca di complesse situazioni sociali, religiose e politiche. Tuttavia, con rinnovata fiducia in Dio, le mie sorelle ed io ci impegniamo ad affrontare il futuro con speranza e coraggio.
Progetto Panchine Rosse all’ENAC Lombardia di Magenta
In occasione dell’8 marzo-festa della donna– al Parco del Ticino i ragazzi di IV Tecnico Grafico hanno inaugurato la “Panchina rossa” voluta dalle autorità del Parco stesso.
L’ 8 marzo è idealmente associato ad un’altra giornata simbolo: il 25 novembre “giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Tale data, istituita dall’ONU nel 1999, ricorda le sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal barbaramente uccise nella Repubblica Dominicana e successivamente ” Les Mariposas”, le farfalle.
Al termine della cerimonia, tutti sotto il porticato del Centro Parco La Fagiana con te e bevande calde che accompagnano le mariposas, biscottini a forma di farfalla realizzati dai nostri pasticceri con le farine di farro, mais, orzo e sorgo offerte da Consorzio produttori agricoli Parco del Ticino.
Intervista a due giovani tirocinanti: l’esperienza di Thomas e Andrea
Da Gennaio a Marzo, abbiamo avuto il piacere di ospitare in ENAC il tirocinio di Thomas e Andrea: due studenti dell’indirizzo grafico della Scuola di Formazione Professionale di Verona. Al termine dell’esperienza li abbiamo trovati entrambi maturati e più consapevoli; abbiamo quindi chiesto loro di tirare le somme delle ultime settimane di lavoro tramite questa intervista. Buona lettura!
Ciao ragazzi, presentatevi brevemente ai nostri lettori.
T.: “Buongiorno a tutti, sono Thomas e sono uno studente di grafica presso la SFP Canossiana di Verona. Sono un ragazzo molto curioso e mi piace imparare cose nuove”.
A.: “Ciao! Sono Andrea e anche io sono uno studente della SFP Canossiana di Verona. Adoro editare video e fare foto di panorami mozzafiato”.
Raccontateci la vostra esperienza di tirocinio: come è stato il primo impatto? che attività avete svolto?
T.: “Le precedenti esperienze di tirocinio non erano state positive e temevo che anche questa non lo fosse. Le mie aspettative erano basse, ma già dal primo giorno in azienda sono stato accolto come in una seconda famiglia. Sono sempre stato ascoltato e aiutato nel caso di difficoltà. In questa esperienza ho fatto varie attività e tutte diverse tra loro: ho impaginato dei report in lingua italiana e spagnola, mi sono occupato di un catalogo corsi, ho progettato dei loghi, ho editato un video, ho realizzato uno shooting fotografico per i dipendenti ENAC, ho elaborato delle infografiche e ho presentato delle proposte per il biglietto di auguri pasquali.
A.: “Per quanto mi riguarda, il primo impatto è stato ottimo perché mi sono subito trovato a mio agio con i colleghi. Le attività che ho svolto in questi 2 mesi sono state: partecipare a uno shooting fotografico, impaginare dei report in inglese e tedesco, creare delle proposte di logo per due progetti europei e creare un questionario tramite Google moduli”.
Qual è la lezione più importante che avete imparato durante questa esperienza?
T.: “La lezione più importante che porto con me è che nella vita non bisogna mai lasciarsi condizionare troppo dal passato; con questo stage sono partito da zero cancellando i brutti ricordi delle esperienze di tirocinio passate, e ho dimostrato agli altri, ma soprattutto a me stesso, quanto potessi migliorare e quanta voglia avessi di imparare”.
A.: “Una dalle tante lezioni che ho imparato grazie a questa esperienza è l’importanza di consegnare il lavoro richiesto rispettando le scadenze che ci vengono date”.
Cosa vi augurate per il vostro futuro?
T.: “In futuro spero di rimanere sempre un ragazzo curioso e intraprendente, con tanta voglia di mettersi in gioco e di lavorare sodo”.
A.: “Per il mio futuro mi auguro di realizzare i miei sogni, viaggiare molto e diventare un fotografo”.