«Social o non social? Questo è il dilemma». Un moderno Amleto potrebbe partire, oggi, da questo dubbio “esistenziale”. È indubbio che il mondo dei social network costituisca una grande occasione di dibattito: rischi e potenzialità di Instagram, TikTok, Facebook & co. sono sotto gli occhi di tutti, basta seguire le notizie più recenti. Non tutti coloro che si presentano come influencer e creatori di sfide, infatti, portano con sé messaggi positivi da seguire.
Durante le ore di religione, gli studenti delle classi seconde della SFP di Treviso hanno compiuto un esercizio di immedesimazione, proprio riguardo al mondo dei social. Cosa avrebbe pubblicato, al giorno d’oggi, nel suo profilo Instagram, l’uomo delle relazioni “per eccellenza”, ossia Gesù di Nazaret? Come avrebbe commentato alcuni suoi incontri, quale foto avrebbe scelto, quanti e quali #hashtag avrebbe utilizzato per rendere virali i suoi post?
Guidati da tre incontri significativi del Nazareno (con la donna adultera, con la vedova al tempio, con un malato in sinagoga), gli studenti si sono lasciati interrogare sul senso di questi racconti, si sono lasciati provocare dalle parole e dai gesti di Gesù e, grazie alle proprie competenze con i programmi di grafica, hanno realizzato tre “post” da pubblicare su Instagram, come Gesù stesso avrebbe fatto.
Il risultato è stato davvero molto interessante. Gesù, in fondo, si è rivelato essere il primo – e il migliore – influencer di sempre (con buona pace di Chiara Ferragni).
È stato un anno lungo e difficile e ancora non ne vediamo la fine, però in fondo a questo tunnel abbiamo scelto di vederci almeno la luce. È per questo che abbiamo ripreso, seppur con tanti dubbi e incertezze, ma sicuramente anche tanta speranza, a riprogrammare le mobilità Erasmus.
Dopo mesi passati prima a gestire l’emergenza e poi, con rassegnazione, a cancellare quello che era stato programmato i mesi precedenti, abbiamo ripreso in mano i progetti internazionali facendo un passo alla volta finché, stanchi del mondo virtuale, abbiamo deciso di provare a recuperare quello reale.
Abbiamo dunque trascorso l’autunno a contattare i partner esteri, a capire come loro si stessero organizzando, come intendessero reagire a quella che da emergenza stava diventando la nuova normalità, con restrizioni e accortezze varie. Abbiamo raccolto pareri, racconti, esperienze e anche documenti e protocolli. Alla fine della seconda ondata siamo arrivati davanti a un bivio: non fare nulla per un altro anno oppure rischiare e programmare dei flussi per l’estate successiva. Per contenere il rischio si è optato per gruppi piccoli in partenza da almeno fine giugno, evitando quindi gli stage curricolari durante l’anno formativo. Inoltre, per non vanificare gli sforzi, si è optato per una formula blended, ovvero delle settimane di preparazione online nei mesi primaverili a cui far seguire delle settimane di mobilità fisica nel periodo estivo. I nostri centri hanno accolto favorevolmente la proposta e così ci siamo messi a lavoro concretizzando quelle che fino a quel momento erano state solo delle ipotesi. Il progetto ENACplus, che inizialmente sarebbe dovuto terminare il 31 marzo, è stato quindi prorogato per poter utilizzare fondi già stanziati dall’Agenzia Nazionale INAPP e all’interno di esso si è iniziato a confermare i gruppi
Ad oggi hanno dato la propria adesione 9 tra centri di formazione professionale e licei canossiani: circa 50 studenti parteciperanno alle settimane di preparazione online con i partner europei già dal prossimo 12 aprile, mentre, a partire dal 25 giugno, i gruppi si recheranno all’estero per fare le tre settimane di tirocinio in azienda. 4 gruppi andranno in Spagna tra luglio e settembre, 2 hanno scelto invece Malta a giugno/luglio, anche per mantenere l’uso della lingua inglese, mentre altri 2 gruppi, di cui uno condiviso tra due licei, andranno in Irlanda, uno a luglio e uno a settembre.
Infine, ma non per importanza, segnaliamo l’adesione di un decimo centro che ha scelto una via alternativa, quella del 100% virtuale. Una mobilità che sperimenteremo per gli studenti per la prima volta e che stiamo costruendo parlando con diversi partner in Europa. Tra essi selezioneremo quello più confacente ai nostri obiettivi e che potrà essere una scuola estera con cui condividere gli obiettivi oppure un’azienda affermata del settore che commissionerà dei lavori a distanza ai nostri ragazzi e ragazze.
Il 25 Marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno di Dante nella Divina Commedia, si celebrerà il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri, recentemente istituita dal Governo italiano. Quest’anno il festeggiamento coincide con il settecentesimo anniversario della morte di Dante che nacque a Firenze tra maggio e giugno del 1265 e morì in esilio a Ravenna, la notte tra il 13 e il 14 settembre.
Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana e ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.
Gli studenti della classe 3^D della Scuola di Formazione Professionale ENAC Veneto (sede “Istituto Canossiano Madonna del Grappa” di Treviso) hanno immaginato che, forse per colpa di tanto clamore e magia legati all’evento, il sommo poeta, Dante Alighieri, fosse ricapitato in carne e ossa tra noi, curioso come non mai di conoscere il nostro mondo e di farsi conoscere agli studenti. Lo studente fortunato selezionato dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi per intervistarlo è stato Matteo Gaudioso.
Di seguito gli esiti spassosi e interessanti di questa finzione letteraria.
M: Buongiorno Sig. Durante; mi presento: sono Matteo Gaudioso e sono stato inviato dalla mia classe, la III D del Scuola di Formazione Professionale ENAC Veneto (sede “Istituto Canossiano Madonna del Grappa” di Treviso) per intervistarla in occasione della celebrazione dei 700 anni dalla sua morte, il prossimo 25 marzo. Come prima cosa ci tengo a ringraziarla per la sua squisita disponibilità.
D: Buongiorno a Lei, giovin signore, e grazie per l’invito; intanto può chiamarmi Dante anche perché Durante non mi ci chiamavano neanche il mi babbo e la mi mamma. Mi tolga una curiosità: cos’è quel cencio colorato che le copre il grugno ed il naso? Un curioso vezzo? Una moda? Ne ho visti tanti come lei così abbigliati e sono curioso.
M: Sommo Dante; forse non è stato informato che il mondo, da circa un anno, è flagellato da un tremendo virus che ha ucciso molte persone e continua ad uccidere e che ha modificato le nostre abitudini e le nostre vite. Il cencio, come l’ha chiamato lei, si chiama mascherina e serve per proteggersi da questo infido virus.
D: Accidenti!!! In effetti per prepararmi a questa intervista gli organizzatori mi hanno messo a disposizione una scatola luminosa e parlante, televisione mi hanno detto che si chiama: sentivo parlare di corona-virus ma ingenuamente pensavo che fosse un problema che riguardasse solo i nobili, quelli il cui capo è appunto cinto da una corona di varie forme e grandezza. Evidentemente mi sbagliavo…
M: L’umanità ne sta uscendo a fatica; la scienza è riuscita a trovare un vaccino per debellare questa piaga e dall’inizio di quest’anno è iniziata la vaccinazione della gente in tutto il mondo, nella speranza che tutti, ricchi e poveri, possano ricevere il vaccino.
D: Ai miei tempi accadde qualcosa di simile con la peste nera che fece milioni di morti in Europa, ma io già non c’ero più perché ero morto una ventina di anni prima. Tra le altre cose furono in molti a dire che la causa della mia morte potrebbe essere stata la malaria, una malattia che viene trasmessa attraverso il pizzico di una zanzara che mi avrebbe morso proprio in occasione di un viaggio dalle sue parti, a Venezia per la precisione.
M: Pensa un po’, questa cosa proprio non la sapevo. Oggi, almeno nella parte di mondo civilizzato, peste e malaria non ci sono più, ma in compenso ci sono state diverse pandemie causate da virus terribili che ancora la scienza non è riuscita a sconfiggere.
D: Sempre dalla televisione ho saputo che avete avuto anche altri problemi sparsi per il mondo che i miei tempi non hanno conosciuto: guerre mondiali, gente che uccide altra gente per motivi religiosi o di razza, persone che approfittano della loro posizione per rubare ed affamare i più bisognosi…
M: Beh, se mi permette Signor Dante anche ai suoi tempi guerre per motivi politico-religiosi si sono combattute; proprio a Firenze chi sosteneva l’Imperatore, i ghibellini, e chi sosteneva il Papa, i Guelfi, si sono scontrati! Anche lei, membro del partito dei Guelfi, ne subì le conseguenze; con l’accusa di corruzione e furto di pubblico denaro venne condannato al rogo e fu costretto a lasciare per sempre Firenze dove non è tornato neanche dopo morto, visto che le sue spoglie sono sepolte a Ravenna.
D: Mio giovin signore! Sarebbe un discorso che porterebbe via troppo tempo; sarebbe anche poco interessante e mi farebbe rivivere momenti molto dolorosi che vorrei evitare; solo la morte prematura della mia povera Beatrice mi ha fatto soffrire di più.
M: Rispetto la sua volontà e mi scuso per averle fatto riafforare ricordi dolorosi. Sono troppo curioso però; mi concede un’ultima domanda personale?
D: Concessa.
M: Ma perché lei e Beatrice non vi siete sposati?
D: Giovinotto! Le rispondo solo per l’innocenza e l’ingenuità della sua domanda. Deve sapere che ai miei tempi i matrimoni erano combinati dalle famiglie quando i futuri sposi erano dei bimbetti ed erano basati su presupposti che erano tutto fuori che sentimentali; dominavano motivi economici e politici e la volontà dei coniugi non contava nulla. Fu così anche per me; mi sono sposato a trent’anni con Gemma Donati, ma il matrimonio fu deciso 18 anni prima dal mi babbo e dal mi suocero Manetto, che anni dopo divenne mio avversario politico. Bice (vedi Beatrice) ha avuto la stessa sorte e fu promessa ad un altro; tutto qua, non c’è nient’altro da sapere.
M: Grazie per la sincerità, signor Dante. Lei è considerato il padre della lingua italiana ed ha lasciato all’umanità un’opera immortale come la Divina Commedia, che praticamente ha scritto quasi esclusivamente in esilio dalla sua Firenze, da cui era fuggito per motivi politici. Mi chiedo come sia riuscito a comporre un’opera così grande ed impegnativa in un momento della sua vita personale così tormentata; Beatrice non era morta da tanto, era lontano dalla sua amata Firenze, eppure ha mantenuto la lucidità necessaria per comporre un capolavoro di tale portata ed importanza. Quale è stato il suo segreto?
D: Concentrarmi sull’opera ha rappresentato la mia salvezza: effettivamente stavo attraversando un periodo difficilissimo, mi ero ritrovato “in una selva oscura” e scrivere un’opera così complessa e articolata mi è servito per ritrovare il mio equilibrio e riprendere il mio cammino. Pensi che il mio straordinario poema allegorico conta 100 canti in terzine, divisi in tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso per un totale di 14 233 versi!
M: Caspita! Oltre all’immenso valore artistico dell’opera, quale è stato il messaggio che ha voluto lasciare alle future generazioni?
D: Più che un messaggio una speranza; quella di lasciare uno strumento che potesse offrire ai lettori la stessa opportunità offerta all’autore ossia quello di ritrovare l’orientamento in un momento difficile della propria vita attraverso un percorso dall’inferno al paradiso passando per il purgatorio.
M: Siamo giunti al termine di questa intervista; la ringrazio ancora per la disponibilità e per l’onore che mi ha concesso.
In occasione della conferenza annuale, EfVET – il network europeo per la formazione professionale di cui ENAC è membro dal 2018 – offre ai propri membri l’opportunità di diffondere i risultati dei loro progetti al fine di valorizzare i risultati delle migliori pratiche.
Durante le Roundtable i partner dei vari progetti europei hanno l’opportunità di fornire informazioni più approfondite a tutte le persone interessate e di discutere le future opportunità di cooperazione. Durante questo evento ENAC e l’Università Cattolica presenteranno i principali risultati del progetto, nello specifico:
il primo Output Intellettuale che consiste in una Relazione sulle UTC-University Technical Colleges e su come trasferire il modello in altri contesti
il secondo Output Intellettuale – Quadro metodologico e strumenti comuni per lo sviluppo di un nuovo curriculum
To participate, send an email to enac@enac.org indicating:
email address to which the link to participate should be sent
Dalla Iefp ai servizi per il lavoro, perché la formazione non è un’isola
Il seminario rappresenta un’occasione per fare il punto sul valore strategico della Formazione Professionale e sulla transizione dalla formazione al lavoro.
Durante l’incontro interverranno le Istituzioni di riferimento e i principali attori del territorio regionale dell’Emilia Romagna. In anteprima saranno presentati anche alcuni brevi video sulle attività core e sugli spin off metodologici e formativi di ENAC Emilia Romagna.
L’appuntamento è per mercoledì 16 dicembre 2020 dalle ore 14.30 alle 17.30.
Fare formazione oggi, tra dinamiche di complessità e orizzonti di senso.
L’azione formativa presenta alcuni tratti costanti: in primo luogo tutti i destinatari della formazione presentano un comune destino, che è quello di dover convivere con i cambiamenti e le insicurezze. In seconda istanza la formazione può concorrere a promuovere le sue visioni di sviluppo sociale ed economico, di apprendimento e di crescita integrale e multidimensionale della persona, oltre ad una cultura del lavoro centrata sulla dignità umana.
Ecco allora configurarsi le due grandi sfide della formazione, attrezzare le persone ad affrontare la crescente complessità e, al contempo, proporre sue direzioni di senso. Occorre dunque sviluppare, accanto a competenze tecniche e più prettamente professionali, quelle qualità umane necessarie per affrontare scenari di incertezza e di complessità, secondo traiettorie orientate all’etica sociale ed alla cura dei beni comuni.
Il seminario si terrà martedì 24 novembre 2020 dalle ore 14.30 alle 17.30 ed è fruibile on line, in un ciclo sul SISTEMA DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE E LAVORO.
Formazione, Occupabilità, Inserimento lavorativo: QUALI SERVIZI PER IL LAVORO?
In uno scenario scandito da continui mutamenti (quarta rivoluzione industriale, cambiamento demografico, mutevoli esigenze dei consumatori) la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato può migliorare il futuro delle persone e le prospettive economiche. Come? Migliorando l’istruzione, aumentando i posti di lavoro e potenziando le competenze.
Il seminario, che si terrà giovedì 22 ottobre 2020 dalle ore 10.00 alle ore 13.00, vuole aiutarci a contestualizzare questi mutamenti globali calandoli nella realtà del Veneto, una delle regioni più dinamiche del nostro Paese. In particolare, cercheremo di rispondere ad alcuni interrogativi: in questo ambito, in quali tipologie di attività devono essere concentrate le risorse pubbliche? Il Next Generation EU può dare un contributo importante? Quali priorità devono avere i servizi per il lavoro e, in essi, la formazione?
T4L (Teen for Lourdes) è il progetto che ha visto diciassette ragazzi di terza superiore partecipare ad un pellegrinaggio a Lourdes dal 6 al 10 ottobre organizzato da Unitalsi accompagnando gli anziani ospiti dell’Istituto “a Provvidenza ONLUS” di Busto Arsizio.
Fin qui si stratta di un evento che non ha nulla di nuovo; tanti ragazzi fanno esperienze di volontariato accompagnando persone fragili là dove Maria parlò a Bernardette. La novità è nell’origine del progetto e del metodo relazionale con cui + stato condotto.
La partnership del nostro Istituto con “La Provvidenza OINLUS”, una delle RSA storiche del territorio, è nata qualche anno fa per attivare progetti di Alternanza scuola lavoro (PCTO). Dalla stima e dalla reciproca fiducia è gemmata l’idea del pellegrinaggio. I ragazzi hanno conosciuto gli ospiti della RSA già nel mese di maggio e, nel corso dei mesi, hanno coltivato questa relazione in alcuni momenti di convivenza attivati sia a scuola che a Busto Arsizio. Questo ha permesso di arrivare al giorno della partenza per Lourdes avendo maturato un rapporto di collaborazione e di empatia tra ospite e studente.
Così, nel corso del pellegrinaggio, i ragazzi non sono stati generici volontari, ma si sono affiancati in modo puntuale ai loro “nonni” accompagnandoli nei momenti liturgici, pranzando con loro e riempendo di sorrisi e attenzioni i momenti non strutturati del soggiorno.
Sono stati giorni stupendi, durante i quali i ragazzi, accompagnati da due docenti e da una madre canossiana, hanno vissuto un’esperienza di gratuità e di fede che rimarrà scolpita nei loro cuori così come la sorpresa di poter incontrare personalmente l’Arcivescovo di Milano al ritorno dal pellegrinaggio.
Il viaggio è finito; ora è il tempo della testimonianza che segnerà l’inizio del periodo di Avvento alla “Barbara Melzi”. Nel mentre, il dialogo intergenerazionale prosegue; silenziosamente, gratuitamente.
Abbiamo chiesto ad alcuni formatori che lo scorso anno avevano partecipato a progetti di mobilità Erasmus+ di valutare la ricaduta che questa esperienza ha avuto a distanza di tempo sulla loro attività formativa. Di seguito la testimonianza di Vera Bottazzi, formatrice area linguaggi dell’ENAC Lombardia – C.F.P. Canossa di Bagnolo Mella che lo scorso ha visitato il Friesland College nei Paesi Bassi
“Durante le 3 giornate di visita all’interno del progetto J2E promosso da ENAC ho potuto notare che la struttura formativa in Olanda è veramente diversa dalla nostra. Vi sono più attività destrutturate, che mi auguro arrivino anche in Italia, poiché ritengo facciano bene sia alle competenze professionali sia alle soft skills. Infatti, è proprio l’attenzione a queste ultime che mi ha colpito maggiormente durante la study visit.
Cosa ho imparato e cosa utilizzo? Sicuramente l’esplicitazione dell’obiettivo!
Ogni lezione, ogni periodo è dedicato ad un concetto, ad un’attività che è sempre visibile (alla lavagna, sulla lim), ciò aiuta gli allievi a capire il perché degli esercizi proposti. Inoltre, l’esperienza mi ha aiutato a ripensare gli spazi della didattica. In una classe a Bagnolo (prima pasticceria) abbiamo creato un setting d’aula diverso:
i banchi sono a gruppi di quattro, ciò aiuta moltissimo sia i ragazzi in difficoltà sia chi può esprimere maggiori abilità aiutando gli altri;
la cattedra non è vicino alla lavagna, ma dall’altra parte della stanza, ciò aiuta il formatore a non “stare seduto”, si deve alzare per stare in mezzo alla stanza (attira maggiormente l’attenzione) e per scrivere alla lavagna. Questa situazione ha incontrato molte resistenze, ma gradualmente sembra essere stata accettata;
la presentazione del lavoro di gruppo o di diversi compiti individuali avviene al centro dell’aula, ho predisposto un leggio, in modo da abituare gli allievi a superare timidezze e a condividere in modo chiaro agli altri ciò che si sta facendo. Non è stato facile, ma ora i ragazzi non hanno alcun problema.
Superare la semplice lezione frontale…
Nelle classi quarte ho dato loro dei lavori in autonomia a distanza di tempo, che poi potessero dibattere in classe (come avevo visto durante le ore di lezione nella struttura olandese), questo ha dato maggiore autonomia e carico di responsabilità a ciascun allievo, naturalmente qualcuno ne ha approfittato per fare meno di ciò che veniva chiesto, ma questo credo sia normale, l’abitudine alla lezione frontale non aiuta i ragazzi a lavorare per risultati.
La fiducia verso le soft skills degli allievi è aumentata da parte mia, credo che a volte, nel passato io mi sia sostituita a loro, l’esperienza olandese, mi ha fatto comprendere che dare maggiore autonomia, ascoltare le loro opinioni sull’andamento del percorso e fare il “punto della situazione” in gruppo ogni mese, li aiuta ad essere più responsabili verso l’attività didattica.
Auspico che soft skills e competenze professionali saranno considerate complementari, nel futuro mondo del lavoro non si dovrebbe dividere ciò che si fa da come lo si fa, credo sarà la regola del successo, lo stesso dovrebbe valere per i centri di formazione professionale.”
Canossa: tanti genitori all’incontro con le esperte
Si è tenuto alla scuola paritaria Maddalena di Canossa il primo dei tre incontri sulla “genitorialità consapevole”, progetto voluto dalla coordinatrice Maura Fava col desiderio di accrescere e approfondire tematiche emergenti dal bisogno di genitori e docenti.
L’incontro si è tenuto nella sala conferenze della scuola a cura di Manila Massari (pedagogista e counselor) e Silvia Ferrari (psicologa e psicoterapeuta) esperte formatrici che si occupano di sostegno alla genitorialità e che insieme formano un connubio completo in cui genitori, docenti, educatori trovano risposte ai comportamenti dei ragazzi sempre più sfidanti e ribelli alle regole. Le esperte hanno spiegato come la famiglia sia il primo vero educatore, luogo di esempio, di ascolto, di confronto e di scontro in cui ci si allena a tollerare le giuste dosi di frustrazioni verso quei bisogni che non possono essere soddisfatti immediatamente.
“Troppe regole inibiscono il loro sperimentare, la loro assenza origina anarchia e perdita del desiderio, contribuendo ad essere la causa di comportamenti anti-sociali e con conseguente diagnosi di relazioni oppositive compulsive. I “no” che vengono detti ora – hanno spiegato le esperte- li ritroveremo poi verso l’adolescenza. Occorre coraggio davanti a quel “no”, spesso non detto perché prima di essere genitori siamo stati figli e ancora oggi tanti ricordi affiorano alla nostra memoria, nell’educazione a nostra volta ricevuta, ci feriscono e impediscono di contenere questi atteggiamenti che esplodono in casa, al supermercato, dove il giudizio degli altri fa da padrone e blocca il nostro intervento educativo”.
Un incontro concluso con le riflessioni dei genitori presenti che sono state di grande aiuto per tutti, perché davanti a questa situazione non dobbiamo sentirci come se fossimo gli unici a viverle.
L’invito per il prossimo incontro che si terrà sempre all’Istituto Canossiano il 26 novembre sarà, come da volere della preside, aperto a tutto il territorio, affinché questi strumenti educativi possano essere condivisi da tutti, utili e fruibili nella quotidianità dei genitori.