La Banda del sottobosco dell’Istituto Canossiano di Rovato
“I ragazzi della Banda del sottobosco oggi sono tornati dove tutto è iniziato, in quella che è stata la loro CASA per tre anni: la scuola, L’Istituto Canossiano Annunciata Cosi di Rovato.”
Inizia cosi un bellissimo post su Instagram che descrive la serata del 19 maggio, i genitori e i ragazzi della scuola hanno potuto ascoltare la storia degli amici della banda. 4 anni fa si sono conosciuti e trovati nella stessa classe di Chicco il riccio e oggi raccontano la loro esperienza e portano la loro testimonianza che “ricorda il valore dell’amicizia vera, quella che abbate ogni barriera e continua ad ispirare il loro viaggio”.
Lorenzo F, Lorenzo Z, Manuel, Kevin, Giacomo e Francesco hanno saputo sin da subito riconoscere la diversità di Federico, compagno autistico, e trasformarla in un’amicizia che vede oltre le stereotipie e le ripetitività, oltre le stranezze e la sua diagnosi. Hanno condiviso la scuola ma non solo, con Federico e alcuni ragazzi autistici hanno condiviso lezioni di golf e progetti di teatro, lo hanno invitato agli allenamenti di calcio e si sono spesso autoinvitati a casa di Roberta, mamma di Fede, per cene e serate insieme.
Sono stati al grest estivo, in vacanza e con la scuola hanno condiviso l’Erasmus in Spagna. Hanno saputo fronteggiare ogni situazione e ogni avventura mai pensando che Federico non dovesse essere parte del loro gruppo, anzi vivendo le novità come una nuova sfida in cui coinvolgerlo. A macchia d’olio questo modo di rapportarsi con lui ha contagiato l’intera classe che alla fine della terza media era un’unica banda di 27 vivaci ed esuberanti animaletti che avevano imparato a convivere nel sottobosco e a coccolare Chicco il riccio, trasformando quegli aculei in morbide setole.
La loro amicizia è improvvisamente diventata l’argomento d’esame di Lorenzo e in un batter d’occhio una fiaba per bambini con il solo obiettivo di testimoniare che l’amicizia abbatte ogni barriera e con la speranza che la parola inclusione, come ci ha ricordato la mamma di Federico, possa diventare normalità e non se ne debba più parlare.
La banda del sottobosco è stata ricevuta a Roma dalla ministra Alessandra Locatelli Ministro Per Le Disabilità lo scorso 11 maggio. La ministra ha elogiato il gruppo dicendo “noi lavoriamo ogni giorno per cercare di fare capire agli altri quello che voi invece avete compreso con un’estrema naturalezza. Siamo orgogliosi di voi!”
Che bel messaggio di speranza e positività!!! Ne siamo orgogliosi.
Brescia protagonista della robotica educativa: la finale Italia WRO 2026 all’Istituto Canossiano di Via Diaz
Brescia ha ospitato l’11 e 12 maggio la Finale Italia della World Robot Olympiad (WRO) 2026, competizione internazionale dedicata alla robotica e alle discipline STEM. A distinguersi sono stati soprattutto i team bresciani, con tre titoli nazionali e numerosi piazzamenti che aprono le porte a finali internazionali.
Sfide, tecnologia e creatività hanno trasformato quindi la nostra scuola nell’HUB della robotica educativa. Il 12 maggio infatti abbiamo ospitato proprio la finale WRO 2026, con team di studenti provenienti da tutto lo Stivale.
L’evento è stato organizzato da Dreampuzzle APS ETS, realtà attiva nella promozione della robotica educativa e delle competenze digitali a scuola tra i giovani, con cui collaboriamo da anni. Di fatto, svolge corsi per i nostri alunni delle medie sia in orario curricolare sia in orario pomeridiano durante le attività opzionali, riscuotendo sempre più entusiasmo e partecipazione.
Oltre 300 ragazzi provenienti da tutta Italia si sono confrontati nelle diverse categorie della WRO: RoboMission, con robot autonomi impegnati a completare missioni sul campo di gara; RoboSports, una sfida robotica dinamica tra squadre; Future Innovators, dedicata alla presentazione di progetti innovativi e soluzioni tecnologiche. Un’occasione per mettere alla prova progettazione, programmazione, problem solving e lavoro di squadra.
A rendere ancora più speciale l’edizione bresciana sono stati i risultati ottenuti dai team del territorio e soprattutto dai nostri alunni della scuola secondaria di I grado, protagonisti in più categorie. Il successo dell’iniziativa ha anche un valore simbolico sul fronte dell’inclusione nelle discipline tecnologiche: le squadre, tra cui una vincitrice, sono composte anche da ragazze. Un segnale che conferma come la robotica educativa possa essere uno spazio STEM sempre più accessibile e stimolante per tutte e tutti!
Grazie alla vittoria nelle rispettive categorie, i team bresciani rappresenteranno l’Italia alla finale mondiale della World Robot Olympiad, in programma a San Juan (Porto Rico) nel dicembre 2026. Inoltre, si sono distinti anche con altri piazzamenti di rilievo, a conferma della qualità del lavoro svolto durante l’anno da scuole e team del territorio. Altre squadre hanno ottenuto la qualificazione agli Open Championships internazionali, in programma in USA, in India a settembre e in Croazia a ottobre.
Si tratta di un vero e proprio evento che guarda al futuro! La World Robot Olympiad è oggi una delle principali competizioni mondiali dedicate alla robotica educativa, con oltre 100 nazioni partecipanti. L’obiettivo non è soltanto competitivo: la manifestazione promuove infatti competenze STEM, ovvero tecnologiche, creatività, collaborazione e passione per l’innovazione tra le nuove generazioni.
Una “gita” speciale, fatta non di grandi distanze ma di piccoli passi insieme. I ragazzi e gli operatori del centro hanno scelto di raggiungere a piedi il Parco San Felice, trasformando il tragitto in un’occasione preziosa per osservare la città con occhi diversi: le strade percorse lentamente, le chiacchiere spontanee, le risate leggere e quel senso di compagnia autentica che spesso nella quotidianità si perde.
Arrivati al parco, immersi nel verde e nella quiete della natura, è iniziato uno dei momenti più belli della giornata: un grande picnic condiviso. Le tovaglie stese sull’erba sono diventate simbolo di accoglienza e comunità. Ognuno ha portato qualcosa da casa, ma ciò che ha reso speciale quel pranzo non è stato soltanto il cibo, bensì il gesto spontaneo di offrirlo all’altro. Un panino diviso a metà, una bibita passata di mano in mano, un dolce condiviso con un sorriso: piccoli gesti che raccontano valori profondi come la cura, l’amicizia e il desiderio di stare insieme.
Per qualche ora il tempo è sembrato rallentare. La natura ha accolto tutti con il suo silenzio gentile, regalando un momento di serenità e relax lontano dai ritmi frenetici della vita quotidiana. Tra il verde degli alberi, il sole sul viso e la semplicità dello stare insieme, si è respirato un senso autentico di libertà e benessere.
Esperienze come questa ricordano quanto siano importanti i momenti condivisi, soprattutto in realtà come TALITÀKUM, dove ogni attività diventa occasione di crescita umana, inclusione e affetto reciproco. Perché, a volte, basta una passeggiata, una tovaglia stesa sull’erba e il desiderio di condividere per sentirsi davvero parte di qualcosa di bello.
From Waste to Wow: al Centromoda Canossa un pomeriggio tra swap e upcycling
Venerdì 8 maggio 2026 il Centromoda Canossa ha ospitato un incontro internazionale del progetto europeo Schools Beyond Regions and Borders (SBRB), accogliendo studenti e studentesse provenienti da diversi Paesi europei: Portogallo, Spagna, Irlanda, Austria, Germania, Bosnia, Slovenia, Lettonia e Svezia.
Un’esperienza che ha unito educazione, sostenibilità e creatività attraverso attività pratiche e momenti di confronto, trasformando la scuola in uno spazio di scambio culturale e partecipazione attiva.
Il progetto Schools Beyond Regions and Borders, avviato nel 2021 con il supporto della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e dell’Università di Trento, nasce con l’obiettivo di promuovere la cittadinanza attiva tra i giovani europei, incoraggiando il dialogo tra culture diverse e la costruzione di una maggiore consapevolezza rispetto alle sfide contemporanee.
Nel corso degli anni il progetto si è ampliato coinvolgendo scuole di numerosi Paesi europei e affrontando tematiche sociali e ambientali attraverso seminari, incontri e attività laboratoriali. L’edizione di quest’anno è dedicata al tema dell’acqua: una risorsa fondamentale che, oltre agli aspetti ambientali e geopolitici, è stata analizzata anche in relazione al mondo della moda e dell’industria tessile.
Durante il pomeriggio, i partecipanti hanno preso parte a un laboratorio esperienziale ideato dal Centromoda Canossa in collaborazione con Atotus per riflettere sul tema del riuso creativo.
L’attività si è sviluppata in diverse fasi. Dopo un momento introduttivo dedicato alla sostenibilità e alla filosofia progettuale della scuola, gli studenti hanno partecipato a uno swap party, scegliendo t-shirt da recuperare e trasformare. Successivamente, guidati dagli studenti del Centromoda, i partecipanti si sono spostati nei laboratori per personalizzare i capi attraverso diverse lavorazioni creative e di upcycling. Un’esperienza pratica che ha permesso ai ragazzi di sperimentare concretamente come un indumento inutilizzato possa acquisire nuova vita, trasformandosi in un pezzo unico attraverso creatività, manualità e collaborazione.
L’iniziativa ha rappresentato anche un’occasione per mostrare come la moda possa diventare uno strumento educativo capace di affrontare temi complessi come sostenibilità, consumo responsabile e impatto ambientale. A conclusione dell’evento, i partecipanti hanno contribuito ad una lavagna virtuale, lasciando pensieri, impressioni e messaggi legati all’esperienza vissuta e al tema del riuso.
L’evento ha trasformato il Centromoda Canossa in uno spazio internazionale di dialogo e sperimentazione, dove sostenibilità e creatività si sono intrecciate in modo concreto.Tra tessuti, idee e nuove relazioni, il pomeriggio ha mostrato come la scuola possa diventare un luogo capace di connettere persone, culture e sensibilità diverse, formando non solo competenze tecniche ma anche cittadini più consapevoli del proprio ruolo nel mondo.
Creatività in campo alla Sfp Canossiana di Treviso
C’è un momento in cui la creatività incontra lo sport e smette di essere solo espressione per diventare identità. È ciò che è accaduto a Treviso, dove un ambizioso concorso di idee è diventato un vero e proprio laboratorio di creatività condivisa. Protagonisti, gli studenti del Liceo Artistico Statale, dell’I.I.S. Palladio e della Scuola di Formazione Professionale ENAC dell’Istituto Canossiano, chiamati a dare un volto, anzi, una mascotte al Treviso FBC.
Non si è trattato semplicemente di disegnare un personaggio, ma di costruire un simbolo capace di incarnare l’anima di una squadra e il legame profondo con il suo territorio. La mascotte, infatti, nasce come ponte: tra club e tifosi, tra città e identità sportiva, tra tradizione e immaginazione.
Il progetto ha preso forma attraverso un percorso strutturato e coinvolgente. Dieci gruppi interdisciplinari si sono messi alla prova affrontando tutte le fasi del processo creativo: dall’ideazione del concept allo sviluppo dell’identità visiva, dalla costruzione dello storytelling fino alla realizzazione di prototipi tridimensionali. Un’esperienza concreta, che ha permesso agli studenti di misurarsi con dinamiche reali di progettazione, affinando competenze fondamentali come il lavoro di squadra, la gestione del tempo e l’integrazione delle conoscenze.
La forza dell’iniziativa risiede proprio nella collaborazione tra istituti diversi, che ha dato vita a un ecosistema progettuale ricco e articolato. Le competenze tecniche si sono intrecciate con quelle artistiche e narrative, generando proposte coerenti, originali e fortemente identitarie.
Il risultato è oggi visibile in un percorso espositivo che racconta dieci mascotte, dieci visioni diverse, unite da un unico obiettivo: diventare il simbolo riconoscibile del Treviso FBC.
In un’epoca in cui il legame tra sport e comunità è sempre più centrale, questo progetto dimostra come la scuola possa essere un motore di innovazione culturale e sociale. Perché educare significa anche dare forma alle idee. E, in questo caso, dare un volto, unico e condiviso, a una passione collettiva.
Visite aziendali dell’Istituto Canossiano di Treviso
Nell’ambito del progetto di orientamento promosso dalla scuola, le classi quarte del liceo scientifico “Madonna del Grappa” hanno partecipato a visite aziendali presso due importanti realtà del nostro territorio: Pasta Zara e Diadora.
L’iniziativa ha offerto agli studenti l’opportunità di conoscere da vicino il mondo del lavoro e di scoprire come operano aziende di rilievo internazionale. Durante le visite, i ragazzi hanno potuto osservare i processi produttivi, approfondire le attività dei reparti di ricerca e sviluppo e confrontarsi con professionisti dei diversi settori.
L’esperienza si è rivelata particolarmente interessante perché ha permesso di collegare le conoscenze apprese a scuola con le applicazioni concrete nel campo dell’industria e dell’innovazione, offrendo spunti utili per le future scelte formative e professionali.
La festa di Maddalena alla Sfp Canossiana di Verona
L’8 maggio celebrato con un percorso esperienziale costruito insieme.
L’8 maggio, giorno in cui si celebra la festa di Maddalena di Canossa, alla Sfp Canossiana di Verona è stato vissuto in modo speciale. I rappresentanti di classe, insieme alle Madri di Casa Madre, hanno costruito un percorso che ha accompagnato tutta la comunità scolastica attraverso tre tappe, unite da un filo conduttore profondo: il tema del limite.
Il percorso aveva tre tappe che a turno ogni classe visitava. In aula magna, con madre Margherita che accoglieva il gruppo con video e domande, come per esempio: Qualè il tuo sogno? Qual è il limite che ti separa da essa/o? Il limite è reale o mentale? Un modo coinvolgente per entrare nel vivo della giornata, lasciando che fossero le immagini e le risposte alle domande degli studenti a introdurre il tema.
Altra tappa era in chiostro con madre Elisabeth. Qui studentesse e studenti si sono confrontati con un’esperienza concreta sulla fiducia: bendati, hanno dovuto affidarsi completamente alla voce di altri compagni per attraversare un percorso a ostacoli. Un gioco che ha reso tangibile cosa significhi superare i propri limiti attraverso la fiducia nell’altro, sentire che da soli si è vulnerabili ma insieme si può andare oltre.
La tappa di riflessione è stata in chiesa, dove madre Luisa e i rappresentanti di classe hanno accolto i gruppi per raccontare la storia di Maddalena di Canossa. Non una lezione frontale, ma un incontro con una donna che ha fatto del limite – suo e degli altri – il punto di partenza per costruire qualcosa di nuovo. I limiti della società del suo tempo, i limiti delle persone che incontrava: Maddalena li ha guardati in faccia e ha scelto di attraversarli.
Il percorso ha parlato attraverso le esperienze più che attraverso le parole. Il limite come punto di partenza e non di arrivo. La festa dell’8 maggio alla SFP di Verona ha raccontato questo.
Il 30 aprile è mancata la nostra collega Giulia Croda, dopo un lungo e coraggioso percorso di malattia affrontato con una forza e una dignità che hanno lasciato un segno profondo in tutti noi.
Giulia ha lavorato presso la sede di Feltre di ENAC Veneto per oltre dodici anni, affermandosi come un punto di riferimento nei progetti dell’area sociale. Ha collaborato per qualche mese anche nella sede di Treviso e si è sempre relazionata – e fatta ben voler bene – sia all’interno dell’Istituto Canossiano di Feltre, sia tra i colleghi di Schio e Verona. Con competenza e dedizione, ha collaborato quotidianamente con enti pubblici, assistenti sociali e servizi specialistici, contribuendo alla costruzione di percorsi rivolti alle persone più fragili e a chi si trova in condizioni di svantaggio o difficoltà di inserimento lavorativo. Allo stesso tempo, ha portato avanti con la medesima cura e attenzione anche iniziative dedicate ai genitori e agli educatori della fascia 0-3.
Ma il suo valore andava ben oltre il ruolo professionale.
Giulia era una donna di relazioni, capace di creare legami autentici, tessere reti e mettere le persone al centro. Sapeva ascoltare, trovare le parole giuste, accogliere senza giudizio. Era una presenza discreta e allo stesso tempo luminosa, capace di entrare in sintonia con chiunque incontrasse, con naturale empatia e profondità. Chi ha lavorato accanto a lei la ricorda come una persona che non smetteva mai di prendersi cura degli altri, anche nei momenti più difficili della propria vita. Ha combattuto per tanti anni contro la malattia, come una guerriera, con grinta e ottimismo! La sua resilienza non era solo una parola, ma un modo concreto di stare al mondo: affrontare la malattia senza perdere l’ironia, l’attenzione agli altri, la capacità di esserci davvero.
Le parole delle colleghe raccontano meglio di qualsiasi descrizione questa sua unicità: Giulia è stata “una persona capace di affrontare con straordinaria forza e dignità un lungo percorso di malattia, senza mai perdere la sua attenzione autentica verso gli altri”. Una collega che “sapeva essere ironica e diretta, ma anche profondamente empatica e accogliente, capace di dare aiuto e di chiederlo”. Un “raggio di sole”, capace di far sorridere anche nella tristezza, tra risate, leggerezza e profondità.
Anche gli enti e le associazioni che hanno condiviso con lei percorsi progettuali e momenti di lavoro complessi la ricordano con grande stima, sottolineandone la tenacia, il coraggio e l’energia, qualità che emergevano anche nelle sfide più impegnative, tra riunioni, progettazioni e il confronto con la complessità della burocrazia.
Per molti di noi, però, Giulia non era solo una collega.
Era un’amica, era una dei nostri cari, per noi e per le nostre famiglie perché la relazione andava oltre le mura dell’ufficio ed entrava proprio a far parte delle nostre vite personali.
Una presenza quotidiana fatta di gesti semplici: una chiacchiera, una risata, uno spritz dopo il lavoro, una visita a casa, una partita a un gioco in scatola, un pranzo, una festa, una passeggiata. Con lei si poteva parlare di tutto — dalle cose più leggere alle questioni più profonde: lavoro, educazione, politica, musica, vita. Si poteva ridere, si poteva riflettere ma anche tanto confidarsi e aiutarsi nel diventare grandi (guai se dicessimo vecchi, ci sgriderebbe!). Condivideva con naturalezza la sua ironia e la sua autoironia — “di due non ne facciamo una” — e proprio in quella leggerezza riusciva a rendere più sopportabili anche i momenti difficili.
Lascia un vuoto grande, umano prima ancora che professionale. Un vuoto che si avverte nei corridoi, nella sua scrivania, nelle abitudini quotidiane. Eppure, allo stesso tempo, lascia una presenza che continua a vivere nei ricordi, nei gesti, nelle relazioni che ha costruito.
Nella lettera del marito — letta durante il funerale — emerge con forza la profondità della persona che Giulia è stata anche nella sua vita privata: una donna capace di affrontare anni di prove con ottimismo, determinazione e amore, senza mai arrendersi, cercando sempre la normalità anche quando sembrava impossibile. Una donna “meravigliosa, umile e generosa”, la cui essenza era proprio quella resilienza che tutti abbiamo imparato a conoscere.
Ciò che resta oggi è proprio questo: il segno concreto del suo passaggio.
Restano le relazioni che ha costruito, l’attenzione che ha saputo dedicare agli altri, il modo in cui ha abitato il lavoro e la vita. Restano i sorrisi, le parole, i gesti, la sua capacità di essere insieme leggera e profonda. Resta – e vogliamo che resti – la sua tenacia nelle nostre mani, nelle nostre menti, nelle nostre azioni quotidiane per costruire ancora tanto di buono per il prossimo, usando proprio la forza e la grinta che lei ci ha sempre donato e insegnato.
E resta, soprattutto, un’eredità silenziosa ma potente: quella di continuare a lavorare — e a vivere — con la stessa cura, sensibilità e autenticità che lei ci ha insegnato.
Perché, come qualcuno ha ricordato citando una canzone di Ligabue a lei cara, ciò che conta davvero è l’amore: quell’amore che Gesù ci ha indicato come via, fondamento e compimento di ogni cosa.
E ciò che oggi rimane è proprio questo: tutto l’AMORE che Giulia ha saputo seminare e lasciare nelle nostre vite.
Carisma e Stem: le attività all’Istituto Canossiano di Monza
Nell’ambito del progetto Carisma e Stem, gli studenti e le studentesse dell’Istituto Canossiano di Monza hanno partecipato al visiting presso l’HUB Nokia di Vimercate, all’interno dell’Energy Park.
Questa attività ha rappresentato un’importante occasione di orientamento per studenti e studentesse, permettendo loro di sperimentare direttamente in azienda il significato concreto di concetti come “lavoro di squadra” e “inclusione” in ambito STEM.
La presentazione dei componenti del gruppo di lavoro che ha coordinato l’evento si rivela particolarmente efficace nel ridurre la distanza che spesso gli studenti e le studentesse del liceo percepiscono quando si avvicinano a realtà professionali che appaiono loro lontane o difficilmente accessibili. Il racconto dei percorsi di studio e professionali dei singoli esperti Nokia contribuisce inoltre a trasmettere un messaggio positivo: il successo e le opportunità di lavoro in aziende multinazionali di alto livello possono diventare obiettivi concreti e raggiungibili, quando sono sostenuti da impegno, passione e determinazione.
Sei appassionato di cinema e di cortometraggi? Hai mai pensato di realizzare un piccolo corto, magari insieme ad altre persone, mettendo in condivisione idee, talenti, competenze tecniche e relazionali? Eccoci, questo è il corso che fa per te!
All’interno di questo laboratorio di videomaking, della durata di 24 ore complessive distribuite su 6 giorni, ogni partecipante avrà l’opportunità di esplorare il mondo della produzione di video racconti. I partecipanti potranno vivere un’esperienza completa nella creazione di un cortometraggio, facendo uso della strumentazione del settore, come Da Vinci Resolve. L’output finale del corso sarà un cortometraggio collettivo realizzato dagli stessi partecipanti, che verrà proiettato all’interno del Bridge Film Festival.
Insomma un laboratorio che fornirà le conoscenze necessarie per poter catturare immagini di alta qualità e registrazioni video. I partecipanti esploreranno le tecniche di regia e composizione visuale che trasformano le semplici riprese in narrazioni visivamente coinvolgenti. Verrà insegnato come comunicare emozioni, idee e messaggi attraverso le immagini in movimento. La regia del corso è affidata all’Associazione Diplomart, che da tredici anni a questa parte organizza e gestisce il Bridge Film Festival, rassegna ormai rodata del palcoscenico culturale veronese, attiva nella diffusione di una cultura dell’interculturalità e di uno spirito internazionale.
Il progetto è realizzato grazie ai fondi europei della Regione del Veneto
L’iniziativa si inserisce nell’ambito del PROGRAMMA REGIONALE FSE+ 2021-2027 – PRIORITA’ 1.
“OCCUPAZIONE” Giovani Energie – azioni sperimentali per l’attivazione dei giovani nella definizione del proprio percorso formativo e professionale – DGR 729 DEL 22/06/2023.