L’Europa entra in classe: il primo anno del pilot EUCLASS Alliance
Come si può parlare di Europa agli studenti della formazione professionale in modo concreto, vicino alla loro esperienza e capace di coinvolgerli davvero?
È la domanda che ha guidato il primo anno del pilot di EUCLASS Alliance, il progetto Jean Monnet coordinato da ENAC che mette in rete scuole e organizzazioni educative europee per rafforzare la dimensione europea nella formazione professionale.
Il pilot, previsto su due anni, è iniziato nell’autunno 2025. Nel corso del primo anno sei enti di formazione professionale – ENAC in Italia, Centro San Viator in Spagna, Luovi in Finlandia, Kuressaare Ametikool in Estonia, Firda nei Paesi Bassi e AKMI in Grecia – hanno portato nelle classi i materiali e le metodologie sviluppati durante la prima Teacher Summer School. L’obiettivo non era soltanto trasmettere informazioni sull’Unione europea, ma sperimentare attività capaci di rendere comprensibili temi spesso percepiti come lontani: istituzioni, democrazia, cittadinanza, valori comuni, identità e opportunità per i giovani.
Il calendario condiviso del progetto registra 30 attività e quasi 1000 studenti coinvolti. Questi numeri raccontano un avvio ampio e articolato, ma il risultato più interessante emerge dalle esperienze delle classi: gli studenti partecipano di più e comprendono meglio quando l’Europa smette di essere un contenuto astratto e diventa qualcosa da discutere, simulare, creare e vivere.

In molte delle scuole coinvolte, una delle attività di maggiore successo è stata il Moving Debate, un dibattito dinamico nel quale gli studenti prendono posizione su domande come «Ti senti cittadino europeo?» o «L’Europa ha bisogno di cambiare?», spostandosi fisicamente tra le aree “sono d’accordo” e “non sono d’accordo”. Dopo aver motivato la propria scelta e ascoltato le argomentazioni dei compagni, ciascuno può rivedere la propria opinione e riposizionarsi nello spazio. Un esercizio semplice, ma molto concreto, per sperimentare il confronto democratico, l’ascolto e la possibilità di cambiare punto di vista.
Anche le simulazioni hanno avuto un ruolo centrale. Nel laboratorio dedicato al Trattato di Maastricht, la storia dell’integrazione europea è diventata un’esperienza diretta: divisi in delegazioni nazionali, gli studenti hanno negoziato interessi differenti, costruito alleanze e cercato compromessi, comprendendo quanto mediazione e ascolto siano essenziali nei processi democratici.
Con il laboratorio della moneta da 3 euro, invece, il punto di partenza è stato un oggetto quotidiano. Dopo aver analizzato i simboli e le figure presenti sulle monete reali, i gruppi hanno progettato una nuova moneta, motivando le proprie scelte dal punto di vista storico, culturale e civico.
La simulazione della “Direttiva sul cioccolato” ha permesso agli studenti di interpretare Commissione europea, Parlamento, Consiglio e Stati membri, confrontandosi e negoziando per raggiungere una decisione comune. Nella “Mermaid Quota Simulation”, invece, le delegazioni dovevano accordarsi sulla distribuzione di una risorsa limitata – le sirene – conciliando gli interessi nazionali con quelli collettivi. In entrambi i casi, il gioco di ruolo ha reso più accessibili concetti complessi come la cooperazione, il processo decisionale europeo e la ricerca del compromesso. Accanto ai dibattiti e alle simulazioni, il pilot ha valorizzato anche la creatività e le competenze professionali degli studenti.
In Estonia, gli allievi di grafica di Kuressaare Ametikool hanno realizzato i poster della mostra “My Estonia, My Europe”, trasformando la ricerca sull’Unione europea in un vero progetto di comunicazione visiva. Le opere sono poi diventate materiale didattico per altre classi e occasione di confronto durante la Settimana dell’Europa.




In Spagna, Centro San Viator ha trasformato le istituzioni europee in una missione da risolvere. Nell’escape room “Mission Strasbourg”, gli studenti della formazione professionale di base hanno lavorato in squadra per affrontare enigmi dedicati ai simboli dell’Unione, ai diritti dei cittadini, alle istituzioni e ai fondi europei. Attraverso indizi, mappe e sfide collaborative, contenuti spesso percepiti come lontani sono diventati concreti, accessibili e coinvolgenti.ù
Le attività hanno prodotto apprendimenti diversi ma collegati: una maggiore conoscenza delle istituzioni e dei diritti europei, più consapevolezza dell’impatto dell’UE nella vita quotidiana e lo sviluppo di competenze trasversali come comunicazione, pensiero critico, collaborazione, creatività, negoziazione e problem solving.
Il confronto tra le esperienze mostra anche che l’approccio scelto fa la differenza. Gli interventi degli esperti restano preziosi per offrire contenuti autorevoli, ma una lezione lunga e prevalentemente frontale rischia di perdere l’attenzione degli studenti. Dibattiti, giochi di ruolo, materiali visivi, oggetti autentici e attività creative rendono invece più accessibili anche concetti complessi e coinvolgono maggiormente chi incontra difficoltà nei metodi tradizionali.
Il primo anno si chiude con una base solida e con indicazioni concrete per il seguito.
Nel secondo anno le scuole continueranno a sperimentare e perfezionare i materiali, rafforzeranno le attività collaborative online e gli scambi tra docenti e daranno nuovo spazio alla voce degli studenti. I feedback raccolti serviranno a rendere le proposte più accessibili, più vicine ai diversi percorsi professionali e più facili da trasferire.
La lezione più importante è già emersa: per avvicinare i giovani all’Europa non basta raccontare come funzionano le istituzioni. Occorre offrire loro occasioni per prendere posizione, confrontarsi, negoziare, creare e collaborare oltre i confini. È così che l’Europa entra davvero in classe e la cittadinanza europea diventa un’esperienza vissuta.
